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Alessia, in porta contro la discriminazione

Collaboratore
Marco Calabresi
29/04/2022

"Io vittima di bullismo da bambina, il calcio mi ha aiutata". Il portiere del Pavia di Serie C femminile è stato il volto scelto dalla Lega Nazionale Dilettanti per la campagna promossa dalla Figc "Uniti dagli stessi colori". "Che emozione trovarmi a posare con uno dei miei giocatori preferiti. Calciatrice, allenatrice, insegnante, modella, sommelier: ecco la mia vita a 100 all'ora"

Con la campagna "Uniti dagli stessi colori", tutto il calcio italiano si è schierato contro la discriminazione. Attraverso l’utilizzo della quadricromia dei colori CMYK (ciano, magenta, giallo e nero), si è scelto di raccontare le diverse etnie da un nuovo punto di vista, originale e inaspettato: contro le logiche irrazionali della discriminazione, la campagna si è avvalsa dei colori primari dimostrando come ogni tipo di pelle abbia la stessa origine e, di fatto, sia la combinazione degli stessi colori. La campagna è parte integrante del Piano Antidiscriminazione FIGC, lanciato lo scorso gennaio, che ha visto l’istituzione del primo tavolo di lavoro contro la discriminazione con la partecipazione di UNAR e di tutti i principali stakeholder del sistema calcio italiano: Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, Associazione Italiana Calciatori, Associazione Italiana Allenatori di Calcio, Associazione Italiana Arbitri, Settore Giovanile e Scolastico, Settore Tecnico, Divisione Calcio Femminile e Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale.

 

Quando ad Alessia Groni, portiere di 31 anni del Pavia Academy che milita nella Serie C femminile, è arrivata la proposta di far parte della campagna ed essere il volto della Lega Nazionale Dilettanti, l'emozione è stata inevitabile. "Sono stata onorata di essere scelta tra tante calciatrici, non me lo aspettavo - racconta -. Mi sono trovata a scattare foto con Gilardino e con Zambrotta, mio idolo di infanzia. Essendo juventina, sono cresciuta con lui e con quella Juve: ero talmente emozionata che non sapevo cosa dirgli. Gli ho semplicemente chiesto una foto. Il messaggio che si è voluto lanciare con questa campagna è importante, ma non dovrebbe esserci bisogno di queste iniziative. Invece, a volte, sembra di essere tornati nel Medioevo: personalmente, sono amica di una ragazza di origini marocchine e anche diversamente abile, e frequentandola mi è capitato di notare dei comportamenti discriminatori per entrambi gli aspetti. Una cosa a mio avviso inaccettabile".

 

Anche l'infanzia di Alessia è stata caratterizzata da una forma di discriminazione: il bullismo. "E il calcio mi ha aiutato, per questo mi fa piacere mandare questi messaggi. A scuola non venivo ben vista: subivo bullismo in tutti i contesti scolastici, ma in quello sportivo no. Lì venivo cercata, adulata. Quando a 16 anni ho iniziato a giocare a calcio, risentivo un po' del bullismo degli anni precedenti: ero chiusa titubante, anche strafottente. Ma nell'ambiente calcistico sono state riconosciute le mie qualità e da lì è cambiato molto. Chi mi conosce oggi non immaginerebbe che sono stata vittima di bullismo". Alessia si definisce "una ragazza di personalità, anche perché il ruolo in campo te lo obbliga, ma anche coraggiosa e carismatica, anche se a volte un po' deconcentrata": è stata coordinatrice editoriale di un progetto sul calcio femminile (chiamato, appunto, "Le calciatrici") e, oltre a giocare, ha mille altri interessi. Ha ereditato dalla famiglia un'impresa di servizi, la Multiservice Revolution ("Una cosa simile a un'agenzia interinale, che era nata come impresa di pulizie"), fa supplenze nelle scuole elementari ("Adoro i bambini, in questo momento sto insegnando inglese, arte e italiano"), allena i Piccoli Amici in una scuola calcio e i portieri in un altro settore giovanile: tre sere alla settimana si allena lei, il lunedì frequenta il corso da sommelier, ed è anche iscritta a un'agenzia di modelle. Vorrebbe intraprendere un altro percorso universitario per avere l'abilitazione all'insegnamento e non le dispiacerebbe fare la giornalista. Insomma, un vulcano. 

E il calcio? "Ci sarebbe tantissimo da dire - spiega -. Nelle categorie più basse c'è ancora da lavorare, soprattutto nelle strutture delle società, ma la passione è enorme. Durante il Mondiale del 2019 ho fatto parte della "gang della curva": partivamo dall'Italia per andare a seguire la Nazionale femminile in Francia. Si cominciò con un piccolo pullman, si è arrivati a organizzare trasferte per centinaia di persone. Ho visto la Juve in Champions e, più in generale, seguo molto il calcio, a tutti i livelli". Non ha iniziato da piccolina, Alessia: "Giocavo a pallavolo. Avevo 16 anni, una ragazza che giocava nel Pavia mi vide giocare in porta con la squadra della scuola e mi propose di provare. Non volevo neanche fare il portiere, eppure vedevo di essere portata e soprattutto felice. Mi sono trovata a giocare in C, poi in A, poi addirittura con l'Inter e con il Milan Ladies. C'è stata la possibilità, lo scorso anno, di poter andare al Napoli o alla Pink Bari, ma non me la sono sentita di spostarmi perché non ne valeva la pena. Ma, prima di smettere, un'avventura come quelle che mi si erano presentate mi piacerebbe farla". La grinta, di sicuro, non le manca.


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