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Alessio Dionisi, storia di un predestinato

Collaboratore
Marco Calabresi
21/02/2022

Nel febbraio del 2018, con il Fiorenzuola, perse 4-2 in Umbria una partita di Serie D. Ora, alla guida del Sassuolo, si gioca l'accesso alla semifinale di Coppa Italia. In mezzo, tante tappe bruciate e un esonero dopo sei giornate che non lo ha scalfito

Il 10 febbraio del 2018, la trasferta che il Fiorenzuola avrebbe affrontato il giorno dopo sul campo del Villabiagio passò in secondo piano in città. Era il weekend del Palio della Zobia, il carnevale più famoso della provincia di Piacenza, che ha origini medievali e affonda le sue radici nel 1600. Un'assenza importante per il Fiorenzuola, quella di Ettore Guglieri, che usufruì di qualche giorno di permesso per stare accanto alla compagna che lo aveva appena reso papà. La squadra non era in un buon momento ma, a giustificare parzialmente il pareggio di una settimana prima contro il Castelvetro, l'allenatore Alessio Dionisi aveva parlato di "arbitraggio irritante". Non poteva mai immaginare che quattro anni dopo, esattamente il 10 febbraio del 2022, dal preparare la partita (poi persa 4-2) sul campo del Villabiagio - squadra che accorpa i comuni umbri di Villanova, Marsciano e San Biagio della Valle -, si sarebbe ritrovato a preparare la trasferta di Torino, in casa della Juventus.

Uno di quei (pochi) che ce l'ha fatta

Alessio Dionisi è uno che ce l'ha fatta, senza saltare uno step. Dalla D alla C, dalla C alla B, dalla B alla A. Si dice "fare tutta la trafila" in questi casi: dai campi della Lega Nazionale Dilettanti ai grandi stadi d'Italia, senza mai perdere la sua natura di bravo ragazzo ma mostrando idee di calcio che mai risentono dell'avversario che si ha davanti, anche a costo di perdere quattro a zero. Se l'è costruita da solo, l'occasione della vita. Una vita passata in campo e che da calciatore gli aveva comunque garantito un'onesta carriera oscillando tra la Serie C e la Serie D. Nato ad Abbadia San Salvatore ma cresciuto a Piancastagnaio, in provincia di Siena, Dionisi dai 14 ai 16 anni ha giocato nel settore giovanile della Fiorentina, prima di riavvicinarsi a casa e vestire proprio i colori bianconeri.

La prima tappa vera della sua carriera è però a Voghera, lontana centinaia di chilometri da Siena. Cinque stagioni lì, fino ai 25 anni, poi nell'ordine Varese, Tritium (con Devis Mangia, che lo aveva allenato anche a Varese), Ivrea, ancora Tritium, Sambonifacese, Verbania. Trezzo sull'Adda, a pochi chilometri da Milano, è la casa dei ricordi: Alessio è un pilastro. Difensore, capitano, pure rigorista: la piccola Tritium parte dalla Serie D e scala due categorie, arrivando fino in Prima Divisione (quando ancora la Lega Pro era divisa in due livelli) vincendo la concorrenza di Pro Patria, FeralpiSalò e Pro Vercelli. Nel 2012, dieci anni fa, il 32enne Dionisi saluta Trezzo lasciandoci però il cuore. "Ho dato tutto me stesso in quest'avventura ma ho anche ricevuto tantissimo: ho scoperto grandi valori umani, ho instaurato molte amicizie che vanno oltre il calcio e che rimarranno per sempre nella mia vita".

A destra, Alessio Dionisi in campo con la maglia dell'Olginatese

Dal campo alla “panchina”

E' di nuovo Serie D, sempre al Nord: Sambonifacese, Verbania, infine Olginate, in provincia di Lecco. Dove finisce una vita e ne inizia un'altra. E' il 2014, Dionisi da difensore centrale vede il gioco con una visione panoramica, quasi da allenatore in campo. Il 27 maggio, la svolta. "L’Usd Olginatese comunica di aver scelto l’allenatore della prima squadra per la prossima stagione - si legge nella nota ufficiale della società -. Si tratta di Alessio Dionisi, che abbandona quindi il calcio giocato per passare alla guida tecnica della formazione con cui ha militato in quest’ultima stagione di Serie D. Ancora una volta la società ha voluto tener fede alla propria filosofia affidandosi, anche nella scelta della guida tecnica, a una figura giovane ma dalla professionalità esemplare".

Eppure, quelle parole se le porta via il vento. Perché se oggi, 10 febbraio 2022, Dionisi con il Sassuolo sfiderà la Juventus nei quarti di finale di Coppa Italia, il 16 ottobre del 2014 la società decide di fare un passo indietro, esonerandolo dopo la sconfitta in Coppa Italia a Ponte San Pietro contro il Pontisola. Non è che le cose stessero andando bene: sei giornate di campionato, tre pareggi e tre sconfitte, ma soprattutto nessun gol segnato. Gli allenatori non hanno mercato: se a ottobre ti esonerano, la stagione è finita anche se è appena iniziata. Ma c'è chi non si dimentica di Dionisi: è Simone Di Battista, il direttore sportivo del Borgosesia, che lo opziona già da metà stagione. La seconda occasione arriva subito, nel 2015, sempre in Serie D: il suo 4-3-3 si sposa con i giocatori che il club granata ha già in rosa. Dionisi colleziona un tredicesimo posto il primo anno, poi impenna fino alla terza posizione nel 2016-17. 

Imola e il balzo tra i “prof”

Di Battista e Dionisi salutano la Valsesia e vanno a Fiorenzuola, ma Dionisi è di passaggio anche lì, perché nel 2018 è il momento di spiccare il volo e diventare un professionista. "La società ha deciso di crescere in modo graduale, a me è arrivata la possibilità di una crescita professionale immediata", ammette l'allenatore, chiamato in Serie C dall'Imolese, il cui presidente è Lorenzo Spagnoli: qualcuno lo ricorda come il mago delle punizioni del Cervia di Ciccio Graziani protagonista del reality "Campioni" che faceva impazzire i giovani dell'epoca.

Dionisi ai tempi dell'Imolese in Serie C

Dionisi a Imola sfreccia come le monoposto dell'autodromo che rende questa città famosa in tutto il mondo. Arriva quarto, va ai playoff, va in B e salva il Venezia, va a Empoli e domina il campionato, lo chiama il Sassuolo e il 27 ottobre va a vincere in casa della Juventus. Ci riproverà in Coppa Italia, nel giorno in cui a Fiorenzuola quattro anni fa si pensava al Palio della Zobia e lui era l'unico ad avere la testa sul Villabiagio. 

(foto credits: US Sassuolo Calcio, USD Olginatese Calcio, Borgosesia Calcio ASD, US Fiorenzuola 1922, Imolese Calcio 1919)



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