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Alzati Lazzari e cammina (fino all'Azzurro)

a cura di
Marco Gaetani
collaboratore
Marco Gaetani
07/02/2022

Mille volte è caduto e altrettante si è rialzato: la favola di Manuel Lazzari, partito dalla Serie D e arrivato a indossare le maglie della Lazio e della Nazionale, parla di passione e perseveranza. E' grazie a quest'ultima se questo ragazzo originario di Valdagno ha potuto realizzare il proprio sogno

“Perseveranza”. Se lo è addirittura tatuato su una mano, un mantra per non mollare anche quando tutto sembra volgere al peggio. La carriera di Manuel Lazzari è un esempio della voglia di non arrendersi, di ribellarsi alle etichette, della possibilità di farcela anche quando non si è baciati dal talento. Mille volte è caduto e altrettante si è rialzato: vedersi sfuggire un posto da titolare nella Lazio che aveva imparato a sentire sua non è stato facile, ma in un’ipotetica classifica di tutte le sfide vinte nel corso degli anni, probabilmente resta ben lontana dalla top 5. Era arrivato a Roma come tassello imprescindibile in un contesto tattico disegnato su misura per le sue caratteristiche, l’arrivo di Maurizio Sarri e della difesa a 4 gli ha un po’ scombinato la vita. Ma dopo una carriera di porte in faccia, di passi rapidi ma non per questo più lunghi della gamba, non è poi un grande problema.

Dopo i primi passi nel Trissino, Lazzari arriva nel vivaio del Vicenza a 13 anni. Una promessa in grado di vincere anche il campionato Allievi, l’ultima gioia in maglia biancorossa: troppo leggero, troppo basso, troppo poco. Viene tagliato per ragioni che con la tecnica di base non hanno nulla a che fare: è una scrematura meramente fisica effettuata prima dell’approdo in Primavera, prassi attuata spesso dai club professionisti. A 17 anni, all’improvviso, si ritrova in Serie D, col Montecchio Maggiore: corre quasi sempre più veloce degli altri ma deve scoprire in fretta che le spallate di un 35enne fanno più male di quelle dei coetanei. Per Lazzari è il battesimo del fuoco, una stagione complicata in cui dimostra, nonostante l’età, di essere in grado di reggere una categoria ruvida per un esterno di fascia del suo (scarso) tonnellaggio. Nell’estate del 2011 il neopromosso Delta Porto Tolle mette gli occhi su di lui: può essere un bel rinforzo per una squadra che vuole fare un campionato tranquillo. La trattativa dura poco, Lazzari è un ragazzino che si presenta in sede senza ancora i peli della barba: accetta. 

Fabrizio Zuccarin, il tecnico di quel Delta Porto Tolle, lo piazza subito esterno destro di centrocampo del suo 4-4-2. In una categoria in cui spesso il calcio è un qualcosa in più, e non l’unica ragione di vita, il giovanissimo Lazzari è uno dei pochi ad avere la testa da professionista. Il primo ad arrivare, l’ultimo ad andarsene. Le ore passate ad affinare la tecnica nei cross, la capacità di resistere ai contrasti sviluppata a suon di botte. La sera dopo gli allenamenti non esce, resta in casa: alimentazione corretta, nessun eccesso. Il ragazzo, l’uomo, prima del calciatore. Vola sulla fascia partita dopo partita ed è uno degli elementi più importanti di una squadra che, a sorpresa, chiude la stagione al secondo posto, alle spalle solamente della corazzata Venezia. Ai playoff eliminano la Sacilese in semifinale ma l’ultimo atto sorride al Legnago, che vince 2-1 e passa tra i professionisti. Per Manuel è una piccola delusione, ma c’è chi ha messo gli occhi su di lui. 

Arriva la chiamata della Giacomense, che gli propone un posto da titolare in Seconda Divisione. Sembra un passaggio “minore” come tanti altri, ma è la mossa che gli cambierà la vita. Un anno più tardi, infatti, la fusione tra Giacomense e Spal gli cuce addosso una maglia storica del calcio italiano. Quella Spal diventa un laboratorio calcistico all’avanguardia: dopo un anno agli ordini di Rossi e Gadda, e l’accesso nella nuova Lega Pro, Lazzari fa la conoscenza di Leonardo Semplici, arrivato a stagione in corso nel 2014-15. Sono giovani entrambi e hanno voglia di scalare tutti i gradini del calcio italiano. L’anno successivo è quello giusto per la promozione in Serie B: Manuel a destra è una freccia, gioca con la maglia numero 7. È sempre leggero come quando il Vicenza lo aveva tagliato, ma ha imparato a sfuggire alle spallate, a non farsi mai riprendere. 

Chi si aspetta un anno di apprendistato in Serie B sbaglia di grosso. La squadra di Semplici è un meccanismo oliato che sorprende la cadetteria. Lazzari è l’insostituibile: gioca 39 partite in campionato, nessuno come lui in quella Spal che parte per mantenere la categoria e chiude la stagione prima in classifica, con un girone di ritorno mostruoso. Sulle spalle ora non ha più il numero 7 ma il 29: il giorno di nascita suo e della sorella, il suo numero preferito. La promozione in Serie A arriva con un turno di anticipo, per la Spal è un ritorno ai massimi livelli del calcio italiano dopo 49 anni di assenza. Lazzari non segna, non è il suo mestiere, ma fa segnare. Corre, difende, attacca. E sogna. Sogna di poter dire la sua anche in Serie A, un passo alla volta, veloce ma mai fuori equilibrio.

Poi c’è sempre da considerare la variabile del destino. La prima partita di Lazzari in Serie A è contro la squadra che inizia a seguirlo più di ogni altra: la Lazio. Simone Inzaghi assiste da vicino al debutto di Manuel, che all’Olimpico mette a ferro e fuoco la fascia destra: finisce 0-0, per la Spal è il primo mattoncino salvezza, per Lazzari il passaggio forse più importante di una scalata infinita. Gioca due stagioni da protagonista assoluto, trovando gol e assist, diventando il volto di copertina di una squadra che non ha paura di essere ambiziosa. La salvezza arriva all’ultima giornata il primo anno e in netto anticipo nel secondo. Ormai Lazzari è un uomo mercato e Simone Inzaghi, alla ricerca di un esterno destro per il suo 3-5-2, non ha alcun dubbio. Il cerchio si chiude con l’arrivo a Roma, zaino in spalla per la nuova avventura. Prima, però, era arrivata anche la gioia massima per un calciatore: la convocazione e l’esordio in Nazionale, a Lisbona, contro il Portogallo. Un traguardo che i tifosi della Spal avevano accolto come una vittoria della propria squadra del cuore.

I primi due anni a Roma sono una favola, titolare praticamente inamovibile in una squadra che per qualche mese, a fine 2019 e inizio 2020, culla addirittura sogni di scudetto. Ma arriva la pandemia, e dopo il break la Lazio vive un tracollo che la allontana dall’utopia tricolore. Resta la qualificazione in Champions League, un altro sogno coronato per un ragazzo che non ha mai smesso di credere nei suoi mezzi. Ha continuato a farlo anche con l’arrivo di Maurizio Sarri, così diverso da Simone Inzaghi. Tanta panchina, poco campo, una grande voglia di sfogarsi. La maglia che vola via dopo il gol alla Salernitana diventa l’emblema di un disagio, con Sarri che quasi gli chiede scusa in sala stampa: una squadra con così poco equilibrio fa fatica a supportare un terzino che terzino non è mai stato, almeno non in una linea a 4. Non c’è problema: Lazzari è pronto a vincere l’ennesima sfida della sua carriera, a riprendersi la maglia da titolare, a tornare protagonista. Perseveranza, no?


(foto sslazio.it)

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