ATTENZIONE! La pagina non è pubblica, perciò è visibile solo da un amministratore.

Pavoletti, il tennista mancato che ha segnato in tutte le categorie

a cura di
Stefano Rossi
Collaboratore
Stefano Rossi
04/04/2022

Doveva giocare a tennis, come il padre, invece a suon di gol è diventato un bomber capace di gonfiare la rete dalla Serie D alla A. E persino in Nazionale. Ora, dopo tante vicissitudini legate a brutti infortuni, ha ritrovato la forma e va a caccia di una nuova impresa: salvare il Cagliari, il club che ha creduto in lui nel momento più buio

Qualche giorno fa a DAZN Talks Leonardo Pavoletti aveva mandato un messaggio chiaro ai fantallenatori e a tutti i tifosi del Cagliari: “Non so quanti gol farò fino al termine della stagione ma ai fantallenatori dico che in Pavoletti bisogna crederci. Io sto bene, mi alleno con dedizione e mentalità: penso solo a salvare il Cagliari”. Detto, fatto. Il Cagliari va a Empoli, lotta, soffre e combatte ma i rossoblù non trovano la via del gol e sono sotto nel punteggio, grazie alla rete di Pinamonti. Mazzarri allora tenta la carta della disperazione, giocandosi un doppio cambio: dentro Pavoletti e Keita, fuori Marin e Bellanova, è il 79' minuto. Appena cinque giri d’orologio e l’attaccante dei sardi è il più veloce ad avventarsi sul pallone, in un batti e ribatti in area di rigore, e a trovare così il gol del pari. D’altronde se hai fatto tanta gavetta e tanta fatica per arrivare in alto, poi non vuoi più scendere. Un motivo in più per cui Leonardo Pavoletti vuole fare di tutto per salvare il suo Cagliari.

La gavetta e la Serie D

Lo sport di Pavoletti, in realtà, doveva essere il tennis, visto anche che papà Paolo era un maestro. A dieci anni, però, cambia la pallina da tennis con una un po’ più grande e inizia a giocare per il Gruppo Sportivo Cantieri Navali Fratelli Orlando. Quattro anni più tardi passa nelle giovanili dell’Armando Picchi, la seconda squadra di Livorno, città che ha dato i natali a Pavoletti il 26 novembre 1988. Con la maglia amaranto esordisce in Serie D e nella stagione 2007/08 partecipa al Torneo di Viareggio con la Rappresentativa Nazionale della Serie D. I ragazzi di Maurizi dominano contro gli uzbeki del Tashkent (4-0), la Lazio di Faraoni (3-0), ora all’Hellas Verona, e il Novara (3-0) e approdano così agli ottavi di finale, dove i rigori sorridono al Cesena. Nonostante l’ottima prestazione di squadra Pavoletti a Viareggio non brilla. Gioca solo una cinquantina di minuti nell’ultima partita del girone contro i piemontesi per lasciare poi spazio a Domenico Danti, da anni bandiera della Virtus Verona. Contro i bianconeri, invece, entra nei minuti di recupero ma non calcia nemmeno il rigore.

Nonostante ciò l’anno successivo passa al Viareggio, in Serie C2, e colleziona 6 reti in 28 presenze. L’anno dopo la categoria è la stessa ma la maglia è diversa e con quella del Pavia migliora il suo score, 9 gol stagionali. Nel 2010/2011 fa mezza stagione col Casale e mezza con la Juve Stabia ma gioca poco e gonfia la rete solamente 3 volte. Al termine dell’annata passa alla Virtus Lanciano, dove gioca con Roberto D’Aversa: è la svolta per bomber Pavoletti. Segna 16 gol in 36 presenze, diventa il capocannoniere della Lega Pro e regala la prima storica promozione in Serie B al club. La cadetteria, però, non è la prima volta solo per il Lanciano ma anche per Pavoletti che non era mai arrivato così in alto. Dopo gli anni in D con l’Armando Picchi e il girovagare per le squadre di Serie C, l’attaccante toscano fa il primo grande salto della carriera.

Leonardo Pavoletti con la maglia della Virtus Lanciano (foto credits: profilo Twitter Virtus Lanciano)

Sassuolo e la Serie A

In Serie B, però, cambia nuovamente maglia e indossa quella del Sassuolo. In panchina trova mister Di Francesco, capace di regalare ai neroverdi la gioia della Serie A, vincendo la cadetteria. Un traguardo insperato ma frutto anche degli 11 gol di Pavoletti al suo primo anno nella categoria. Il Sassuolo dei miracoli lo fa esordire in Serie A per poi rigirarlo al Varese, di nuovo in Serie B, dove sfonda le porte avversarie segnando ben 20 gol: questa volta è davvero pronto per il grande salto e gli emiliani lo riportano a casa. Al primo vero anno in A, sempre sotto la guida di Di Francesco, segna 7 gol, dimostrando a tutti il suo vero valore. La prima rete nella massima serie arriva alla solita maniera, facendosi trovare pronto. Subentra all’82’ al posto di Taider con il Sassuolo in inferiorità numerica per l’espulsione di Consigli e sotto di un gol, solamente 180 secondi più tardi trova la rete del momentaneo pareggio al “Barbera” di Palermo. La gioia della prima rete in Serie A è però smorzata dal gol nel recupero del “Gallo” Belotti, che sigla la rete della vittoria rosanero. In Sicilia per Pavoletti è solo l’inizio di una storia, anche se quel gol al Palermo chiude un capitolo: l'attaccante, infatti, diventa uno dei pochi calciatori in grado di segnare in tutte le categorie, dalla Serie D alla A.

Il primo gol in Serie A firmato da Leonardo Pavoletti con la maglia del Sassuolo

Leonardo diventa... Pavoloso

La trasformazione da Pavoletti a Pavoloso, che è un po’ tipo quando Goku si trasforma in Super Saiyan, avviene nella stagione 2015/16 con il passaggio al Genoa. Pavoletti segna 14 gol in 25 presenze, i rossoblù di Gasperini chiudono il campionato undicesimi e scoppia la Pavoletti mania, grazie anche alle sue magnifiche reti. La rovesciata al Palermo - sì, ancora ai rosaneri - è da cineteca. Anche per questo in Liguria lo soprannominano Pavoloso, mix che unisce il suo cognome al termine “favoloso”: ma Pavoletti, al Genoa, è favoloso per davvero. Chiude la classifica marcatori al quinto posto, a pari merito con Momo Salah, e a solo due lunghezze da Mauro Icardi. È inoltre l’attaccante italiano più prolifico del campionato. Sembra nata una stella, invece l’anno successivo è un mezzo calvario. Pavoletti, condizionato dagli infortuni, riesce comunque a realizzare 3 gol in 10 presenze e a gennaio si trasferisce al Napoli. La possibilità di giocare in Champions League è troppo ghiotta. In Campania, però, vittima di altre noie fisiche, vedrà raramente il campo, come molti altri colleghi in quel periodo dalle parti del “San Paolo”. Basti pensare ai vari Zapata, Gabbiadini, Inglese, Llorente, tutti bomber sbarcati a Napoli dopo ottime annate ma incapaci di brillare in azzurro.

La fiducia del Cagliari e la Nazionale

Dopo appena mezza stagione Pavoletti capisce che Napoli non fa per lui: saluta, ringrazia e si trasferisce al Cagliari, società che crede molto nelle sue qualità, tanto da renderlo l’acquisto più oneroso di sempre del club. Lui ripaga la fiducia del club sardo dimostrando tutta la sua stoffa e mettendo in mostra il suo piatto forte: il colpo di testa. Al primo anno realizza 11 centri, 9 dei quali con la “cabeza”. Al secondo ne fa 16, chiudendo nuovamente al sesto posto la classifica marcatori, di cui 10 sempre di testa. Un rendimento che non passa inosservato agli occhi del commissario tecnico Roberto Mancini che lo convoca in Nazionale e lo fa esordire nel match del “Tardini”, vinto 6-0 contro il Liechtenstein. Al 72’ Pavoloso rileva dal campo Quagliarella e solo quattro minuti più tardi trova la prima rete in Nazionale: un sogno, all’esordio in azzurro.

Notte magica: il gol segnato da Leonardo Pavoletti all'esordio con la Nazionale italiana

Proprio sul più bello, il 2019/20 comincia in maniera drammatica: una brutta torsione del ginocchio gli costa la rottura del legamento crociato sinistro e del menisco alla prima di campionato. Tempi di recupero previsti: 7 mesi. A febbraio sembra pronto per tornare, invece arriva un altro schock subendo una nuova lesione al crociato: la riabilitazione si allunga, prolungando la sua assenza dal campo fino ad agosto. A novembre, 553 giorni dopo l'ultima volta, ritrova il gol. Una liberazione per Pavoletti che ora, messa alle spalle la sfortuna, vuole trasformarsi di nuovo in Pavoloso per salvare il suo Cagliari. Lui che ha lottato e sgomitato nelle categorie minori, che ha dovuto farsi spazio persino in Serie D, sa quanto è dura arrivare in alto e, ora, non vuole più scendere. La sua missione è salvare il Cagliari che gli ha sempre dato fiducia e che l’ha aspettato dopo l’infortunio. E per farlo conosce una sola maniera: il gol. 

(Foto Cagliari Calcio)


Ti potrebbe interessare

Un minuto di Serie D Finale di stagione/2

Un minuto di Serie D Finale di stagione/2

Siamo agli sgoccioli di questa lunga stagione di Serie D ed è tempo di ultimi verdetti. Quasi tutto definito nei vari raggruppamenti; manca infatti soltanto la post season del gruppo G, che ha disputato l’ultimo turno mercoledì. Intanto proseguono anche le sfide per decretare il supercampione di questo campionato d’Italia.
L’Airone Caracciolo vola dal campo alla scrivania

L’Airone Caracciolo vola dal campo alla scrivania

Dopo aver contribuito a riportare il Lumezzane in Serie D, l’attaccante classe 1981 ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Il suo futuro sarà comunque nel club lombardo come direttore sportivo. Bandiera del Brescia, di cui è il miglior marcatore della storia e secondo nel numero di presenze, è anche uno dei pochi giocatori ad aver giocato con entrambe le squadre di Genova

Iscriviti subito, per te esclusivi vantaggi dei nostri partner