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Chiedi alla polvere: Street Child United

Collaboratore
Francesco Caremani
01/02/2022

Dare spazio, voce e dignità agli invisibili. È quello che fa la charity inglese, la quale organizza e ha organizzato Mondiali di calcio e di cricket per i ragazzi e le ragazze di strada di tutto il mondo, grazie a una rete di associazioni e Ong dislocate sul territorio.

Street Child United è un’organizzazione britannica senza scopo di lucro, in inglese più semplicemente charity, che da anni lavora con i ragazzi e le ragazze di strada di tutto il mondo. E lo fa in due modi: attraverso lo sport, calcio e cricket nello specifico, e attraverso l’arte. In verità anche con un terzo, ovvero momenti di confronto tra questi ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte del mondo, insieme con quelli istituzionali nei quali la charity britannica si confronta con le associazioni territoriali per capire se il lavoro è stato fatto bene e per mettere in rete le buone pratiche adottate. Perché, anche in questo caso, il calcio, lo sport, è solamente un pretesto per aiutare chi ne ha bisogno e in questo caso l’aiuto è duplice: da una parte dare una speranza a questi giovani che non conoscono nemmeno il significato della parola; dall’altra farli ‘uscire’ dalla strada, che può sembrare un controsenso. Farli ‘uscire’ dalla strada ha un significato ambivalente, per loro e per chi li guarda, perché come hanno detto alcuni: “Quando giochiamo non ci vedono più come ragazzi di strada”.

 

Oltre la “coppa”

Ogni quattro anni Street Child United organizza la Street Child World Cup, un evento sportivo che vede ragazzi e ragazze di strada, provenienti da tutto il mondo, riunirsi per partecipare a un torneo di calcio che segue il ritmo dei Mondiali. L’edizione 2022, infatti, si giocherà a Doha (Qatar) in ottobre, dopo le edizioni del 2010 (Sud Africa), 2014 (Brasile) e 2018 (Russia).

Il torneo, alla fine, è solamente la sintesi di un percorso che inizia a monte e termina a valle. Le associazioni e le Ong territoriali, infatti, selezionano i ragazzi e le ragazze, mentre Street Child United sovrintende i requisiti del percorso che deve avere come obiettivo quello di migliorarne la vita, altrimenti sarebbe solo uno spot e nulla più. La charity valuta il lavoro, l’impatto e l’idoneità dei processi di salvaguardia nell’attività con i giovani. Per questo i partner sono attentamente selezionati ponendo al centro del progetto i diritti dei bambini, responsabilizzandoli, trattandoli con dignità ed equità, proteggendoli, perché se molti di loro provengono da esperienze che li hanno fatti crescere troppo in fretta, dentro hanno tutte le fragilità di una vita malamente consumata rispetto all’età biologica. Per fare questo ogni Ong che organizza una squadra nazionale che poi parteciperà al Mondiale, ha la responsabilità del giovane che vi prenderà parte, sia prima che durante e soprattutto dopo.

 

E dopo?

Il dopo è il momento più importante, quello in cui i legami creati non si devono spezzare ma irrobustire. Questi giovani devono tornare nelle comunità di riferimento come ambasciatori, vorremmo dire di bellezza, la bellezza della vita, orgogliosi del proprio percorso e di ciò che sono diventati, sempre sotto la tutela delle associazioni locali che devono spingerli a studiare o a seguire corsi di formazione professionale. Strada e tappe che sono condivise con la charity Street Child United, la quale per raggiungere gli obiettivi chiede che i giovani selezionati siano più portati alla leadership che al calcio, siano più bravi a farsi ascoltare che a calciare il pallone, anche se poi queste sono capacità richieste pure nello sport. Tutto questo si realizza grazie a una rete di volontari, a campagne di finanziamento e a sponsor munifici che hanno aderito al progetto, un progetto molto ambizioso, come tutti quelli che prendono strade difficili per arrivare là dove alcuno è mai arrivato prima.

 

“Siamo tutti qualcuno”

La storia, per eccellenza, che racconta meglio di ogni altra cos’è Street Child United nel mondo l’ha raccolta in un libro Samantha, una ragazza di Londra che amava lo sport ma non lo studio. Samantha ha lasciato la scuola dopo il suo GCSE ma, fortunatamente, è stata selezionata per studiare con l’Arsenal FC attraverso un programma che le ha permesso di allenarsi, giocare a calcio e, appunto, studiare per acquisire un BTEC di terzo livello nello sport. L’Arsenal, infatti, l’ha identificata come una giovane vulnerabile e l’ha messa in contatto con Centrepoint, un ente di beneficenza per giovani senzatetto, dove ha iniziato a prendere parte alle sessioni settimanali di calcio femminile. Dopo avere lottato con la salute mentale, il bullismo e il tentativo di suo nonno di togliersi la vita, in Centrepoint Samantha ha avviato a elaborare le proprie emozioni e, gradualmente, ha cominciato a intravvedere il proprio potenziale. Così è stata scelta per la squadra dell’ente benefico e successivamente è stata selezionata per la Street Child World Cup 2018 a Mosca. Un’esperienza che l’ha segnata e cambiata per sempre. Affascinata dalle storie degli altri coetanei legati alla strada che ha incontrato durante l’evento, è diventata sempre più consapevole delle avversità e degli stereotipi che i giovani a rischio stavano affrontando nelle rispettive comunità e voleva fare qualcosa. Il risultato? Samantha ha scritto un libro dal titolo, oltremodo, significativo We Are All Someone, siamo tutti qualcuno. Un libro pieno di speranza e verità. Una testimonianza della resilienza, della determinazione e del cuore che riempie i giovani legati alla strada in tutto il mondo. Un testo nel quale questa ragazza è riuscita a unire le loro storie e a rendere una sola voce per ricordarsi e ricordarci che nessuno dovrebbe essere lasciato indietro.

E allora cos’è il calcio? È quello pieno di polemiche e inchieste che cerca di vendersi quotidianamente con la sua maschera patinata o è un progetto che aiuta i ragazzi e le ragazze che vivono per le strade di tutto il mondo, per fargli comprendere che anche loro sono qualcuno, che anche loro hanno un potenziale, che anche loro valgono, dentro e fuori quelle strade. Cos’è il calcio? Uno strumento, un mezzo, un involucro che ognuno riempie come crede meglio. Ricetta diversa, ingredienti differenti, risultati opposti.


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