ATTENZIONE! La pagina non è pubblica, perciò è visibile solo da un amministratore.

Dall’Eccellenza al Milan, la parabola del... Messias

a cura di
Stefano Rossi
Collaboratore
Stefano Rossi
07/01/2022

Dal Brasile alla squadra Uisp, fino all'incontro con Ezio Rossi e a una scalata verso le notti magiche di San Siro che ha dell'incredibile. La favola di Junior Messias, che dopo il gol in Champions League ha trovato anche la prima rete a Milano contro la Roma, non è ancora finita

Di lui Vasco Rossi canterebbe “Come nelle favole” perché la vita di Walter Junior Messias è davvero una favola. Ligabue, invece, sceglierebbe “Certe notti”, perché ci sono notti che diventano eterne e rimangono nella memoria della gente. Ed è in una notte di fine novembre, dopo essere arrivato al Milan in punta di piedi e a fari quasi spenti, che Messias si prende la scena e il cuore dei tifosi rossoneri: è lui a firmare l’impresa a Madrid contro l’Atletico e a tenere viva la minima speranza del Diavolo di passare il turno di Champions League - poi rivelatasi vana causa ko interno con il Liverpool -. È il primo gol con la maglia del Milan, il più importante della sua vita, il suo punto di partenza di una carriera partita da lontanissimo. Carriera che giovedì 6 gennaio si è impreziosita di un nuovo magico capitolo grazie alla rete segnata contro la Roma di Mourinho, la prima in assoluto nello stadio di casa - San Siro - davanti ai propri tifosi.

Quando tutto è cominciato

Nel 2011, a 20 anni, Junior Messias arriva – accompagnato dal fratello – dal Brasile all’Italia con in valigia il sogno di fare il calciatore. Appena tre anni più tardi, però, il suo desiderio sembra irrealizzabile: gioca nel campionato Uisp di Torino con una squadra di peruviani e di giorno fa il fattorino trasportando frigoriferi. La sua idea iniziale è ben lontana dalla realtà, vuole smettere di giocare ma Ezio Rossi, ex allenatore del Torino, tra le altre, al tempo senza squadra, scova il talento brasiliano vedendolo in azione in una partita amatoriale. Al termine del match lo segue fino alla soglia degli spogliatoi e si scambiano il numero di telefono. Qualche giorno dopo gli propone di andare a giocare nel Fassano ma Junior rifiuta,lo “stipendio” non è sufficiente per mantenere la moglie Thamyrys e il figlio Miguel. È in questo momento che vuole smettere e abbandonare il calcio. Il destino vuole però che nell’estate del 2015 Ezio Rossi arriva sulla panchina del Casale in Eccellenza e il primo giocatore che vuole è proprio Messias. Dopo appena tre giorni obbliga il presidente a farlo firmare perché: “Solo un cieco poteva non vedere le qualità che aveva”. Gli farà avere anche un contratto di 1.500 euro per mantenere la famiglia. Qua comincia, o meglio ricomincia, il sogno di Messias. Dall’Eccellenza, dove si mette in mostra vestendo i panni del cecchino sui calci da da fermo.

I numeri, in quel 2015, parlano chiaro: 21 gol in 32 presenze. Quanto basta per attirare l’attenzione e passare l’anno successivo al Chieri, in Serie D. Il primo a voler mettere le mani sul talento brasiliano per portarlo nel professionismo è Massimo Varini, il direttore sportivo della Pro Vercelli. Il ds racconta di averlo visto nella finale di Coppa Italia Dilettanti tra Chieri e Albalonga, match in cui Messias aveva messo a segno un gol straordinario dopo appena cinque minuti di gioco: pallonetto sull’avversario e tiro al volo all’incrocio dei pali. Varini aveva visto abbastanza decidendo di portarlo alla Pro Vercelli – quell’anno militante in Serie B - ma, nuovamente, i sogni di Messias vengono rallentati dalla realtà. Nonostante la grande fiducia nei suoi mezzi e il desiderio di fargli fare subito il doppio salto di categoria, la Pro non può tesserarlo per la regola degli extracomunitari.

Dopo mesi senza scendere in campo, a gennaio si trasferisce al Gozzano, nuovamente in Serie D. Con la formazione piemontese Messias vince il campionato e così, l’anno seguente, sbarca con i rossoblù in Serie C. Finalmente il professionismo. Si presenta tra i grandi segnando ben presto la sua prima rete, un pallonetto da 25 metri nella rocambolesca sconfitta per 3-4 contro il Piacenza. Nella stessa partita, alla sua seconda presenza stagionale, confeziona anche un assist.

I numeri e le giocate del numero 10 non passano inosservate agli addetti ai lavori e la stagione seguente Messias è chiamato alla corte di mister Stroppa, al Crotone, in Serie B, questa volta per davvero. I calabresi volano, chiudono secondi (lontanissimi da un Benevento di un’altra categoria) e ritrovano la Serie A. Tra i grandi non bastano i suoi 9 gol, alla prima stagione nella massima serie, il Crotone chiude il campionato penultimo e retrocede. Negli ultimi giorni di mercato, però, Messias approda tra lo stupore generale al Milan. Dalle partite amatoriali disputate la sera, dopo il lavoro, a un contratto con i rossoneri. Una favola divenuta realtà.

La favola rossonera di Messias

Se Ezio Rossi si mette a piangere quando scopre del passaggio al Milan di Messias, un figlio per lui, d’altro canto la mossa di mercato di Paolo Maldini non viene ben vista dai tifosi e sui social piovono critiche contro la dirigenza. Messias non dà importanza alla cosa e comincia a lavorare a testa bassa per rientrare in forma e per recuperare dall’infortunio che lo ha colpito appena giunto a Milanello. Suda, lotta e combatte come ha sempre fatto in tutta la sua vita. Alla sua terza partita in rossonero, dopo aver giocato meno di 50 minuti nelle due precedenti, il Diavolo si presenta a Madrid, al Wanda Metropolitano, in una sfida da dentro o fuori contro l’Atletico del “Cholo” Simeone. L’orologio segna ormai l’87' quando Kessié butta in mezzo un traversone morbido, Messias salta coi tempi giusti in mezzo ai centrali madrileni e sigla il decisivo 0-1. È il primo gol in Champions League, il primo gol con la maglia del Milan, ma lui continua a lavorare.

Una settimana dopo, il Diavolo va a Marassi contro il Genoa e Messias mette a referto una doppietta: il primo gol lo segna di testa – come in Spagna – e il secondo con un colpo da biliardo, di sinistro, sul palo più lontano. Esordio in Champions con gol e gol anche alla prima partita da titolare. Ma lui zitto, continua a lavorare. Poi sceglie di cominciare il 2022 come ha chiuso il 2021: facendo gol. I ragazzi di Pioli ospitano la Roma di Mourinho e Messias segna ancora, come a Marassi, piazzandola di sinistro. Questo però è il primo davanti ai suoi tifosi e, questa volta, nessuno ha più nulla da dire. Nessuno critica più quel ragazzo partito da lontano, lontanissimo. Dalle strade brasiliane passando per la squadra Uisp dei peruviani e poi per il miracoloso incontro con Ezio Rossi, l’Eccellenza e una continua scalata verso le notti magiche che stanno rendendo la favola di Messias sempre più reale.

Esulta Messias, con le braccia al cielo, come fa sempre. Lui è un calciatore di Dio ed è convinto che se è arrivato fin qua è anche grazie alla sua fede, alla promessa che gli aveva fatto sua zia, ovvero che sarebbe arrivato a giocare in un grande club europeo: glielo aveva detto Dio. Era nel suo destino. Fede, lavoro, preghiera, sacrificio e sogni hanno reso grande, a 30 anni, Walter Junior Messias. In un post su Instagram ha scritto: “Non porre limiti alla tua vita. Un uomo senza sogni è un uomo morto”. Ed è per questo che ha confessato a Pellegatti che la notte di Madrid, per lui, è stata solo l’inizio. Vuole continuare a sognare e ora, nel cassetto, c’è la maglia verdeoro della nazionale brasiliana…

(foto AC Milan)

Ti potrebbe interessare

The untold story: Ledesma l'accademico

The untold story: Ledesma l'accademico

Appesi gli scarpini al chiodo, Cristian Ledesma ha si è lanciato nel mondo del calcio giovanile dando vita a un'Academy che oggi conta oltre 300 iscritti, tra ragazzi e ragazze. Un'idea nata mentre osservava il figlio allenarsi alla Lazio e portata avanti con forza anche durante il Covid-19
Un minuto di Serie D Diciannovesima giornata

Un minuto di Serie D Diciannovesima giornata

Torna, dopo la lunga pausa della regular season, l’appuntamento con la nostra rubrica dedicata al campionato d’Italia. Anche in questo turno il Covid ha creato non pochi problemi alle varie squadre, con tanti rinvii da registrare. Il girone più martoriato è stato il primo (A), dove si sono disputate solo 3 partite su 10. Molti recuperi delle giornate precedenti sono invece programmati per mercoledì.
Aliù, voce del verbo “segnare”

Aliù, voce del verbo “segnare”

Giunto in Italia giovanissimo da Durazzo, classe 1989, ha scalato i dilettanti partendo dalla Promozione e arrivando in Serie D. Per la rubrica Man of the Match abbiamo intervistato (a modo nostro) Grasjan “Graziano” Aliù, bomber del Desenzano Calvina

Iscriviti subito, per te esclusivi vantaggi dei nostri partner