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Ballardini-Walker: due figli d'arte al prezzo di uno

Collaboratore
Sebastiano Moretto
06/12/2021

Erik Amedeo Ballardini e Lewis Walker sono in forza all’Athletic Carpi, in Serie D: li abbiamo raggiunti per farci raccontare i trascorsi con i rispettivi padri, l'allenatore Davide e l'ex difensore della Nazionale inglese Des, con i quali ci sono più somiglianze che differenze. A partire dalla luce della Lanterna…

Città: Genova. Squadre: Genoa e Sampdoria. Protagonisti: Ballardini e Walker. Sì, ma in un derby che si gioca in campo neutro, precisamente allo stadio “Cabassi” di Carpi. Quest’estate, Erik Amedeo e Lewis hanno sposato la causa dell’Athletic dopo la ripartenza in Serie D, con due cognomi che – nel panorama del calcio – non passano certamente inosservati. Segni particolari: figli d’arte. Amedeo di Davide, allenatore conosciuto in tutta Italia ed esonerato da poco proprio dal Grifone; Lewis di Des, difensore inglese che – oltre alla stagione 1992-1993 in maglia blucerchiata – ha ben figurato con la maglia della sua Nazionale, tra i Mondiali del ’90 e il successivo Europeo. Walker, di ruolo attaccante, ha messo a segno tre reti e un assist in sette gare di campionato (guarda il suo gol alla Sammaurese); Ballardini, centrocampista, un gol e un passaggio vincente in nove partite, ai quali va ad aggiungersi la firma in Coppa Italia Serie D contro il Forlì (guarda il suo gol), squadra in cui gioca il fratello.

A me personalmente non piace l’etichetta di “figlio di…”. A voi?
Ballardini
: “L’etichetta è una cosa che ti può disturbare quando sei più piccolo, nelle giovanili, ma più vai avanti col tempo e più hai consapevolezza della tua forza. Quindi la lasci da parte”.
Walker
: “Per me è la stessa cosa: mio padre mi dà solamente consigli, ma non ho mai sentito il peso del suo cognome”.

Perché non vi rispecchiate in vostro padre?
B
: “Lui ha la sua personalità, io la mia, anche nel quotidiano: poi, la gente che conosce me, che conosce mio padre, riesce a distinguerci. Dirti quali possono essere le cose che ci distinguono è difficile, però posso specificare che lui è più pacato, a primo impatto».
W: “Siamo molto simili, anche fuori dal campo”.
B: “You’re more handsome than him!” (traduzione: “Sei più bello di lui!”).
Walker: “Abbiamo la stessa forte mentalità in campo, mentre fuori siamo entrambi gentili. Non ci sono molte differenze tra noi”.

Quante sono state le città in cui avete abitato e in quale vi siete trovati meglio?
B
: “A dire la verità, noi siamo sempre rimasti a Ravenna: siamo tre fratelli, con cani e gatti, quindi per mia madre sarebbe stato pesante spostarsi ogni volta. Ovviamente sono stato a trovare il mio babbo quando allenava, ma solo quand’ero piccolo, perché poi tra scuola e calcio non ho più avuto tempo di farlo”.
W: “Anch’io sono stato solamente in una casa, mio padre ha giocato in due squadre vicine quand’ero piccolo (Sheffield Wednesday e Nottingham Forrest, ndr), ed è stato sicuramente più facile per me e Tyler, tre anni più grande di me”.

Des Walker entra in campo prendendo per mano i figli Lewis e Tyler


Il calcio è sicurezza economica e piacere, ma solo visto da fuori, perché all’interno c’è molto lavoro e stress, come in ogni mestiere. Il tutto, si ripercuote inevitabilmente anche tra le mura domestiche… Il primo e l’ultimo complimento che avete ricevuto da vostro padre?
B: “Dopo un gol o una bella partita, i complimenti me li fa spesso. Nell’aspetto extra-campo, è stato sempre severo sul fatto che dovessi finire la scuola: quando l’ho finita, lì si che mi ha fatto i complimenti. Ci teneva particolarmente a questo fatto”.
W: “Mi ripete sempre che se gioco bene arriva il gol e, di conseguenza, anche i complimenti”.

Erik Amedeo Ballardini in azione con la maglia del Cesena, squadra in cui è cresciuto (foto ufficio stampa Cesena FC)

Una canzone che ve lo ricorda?
Ballardini
: “Difficile, perché stando in macchina con lui ho avuto modo di ascoltare tante canzoni e tanti dischi che gli piacevano. Però, se ti devo dire un artista in particolare ti dico Michael Jackson, così come gli artisti internazionali; di canzoni particolari faccio fatica a ricordarmi, ero piccolo quando ascoltavamo musica assieme”.
W: “Nemmeno io ho una canzone specifica, ma so che gli piace molto il reggae, anche per il fatto che parte della nostra famiglia venga dai Caraibi. Esempio assoluto: Bob Marley”.

Il calcio è uno sport che masticate fin da piccoli e che state praticando tutt’ora: alle spalle avete tanti trasferimenti. Prima del Carpi, dove vi siete trovati meglio e dove peggio?
B
: “Sono stato in tante città, nella maggior parte delle quali mi sono trovato bene: soprattutto a Lucca, a Santarcangelo e nelle Marche”.
W: “Ho giocato a Como l’anno scorso, ancor prima a Londra e a casa mia: Derby. È sempre bello girare e giocare, vedendo il mondo”.

Erik, tu hai giocato contro tuo fratello lo scorso 3 ottobre; Lewis, tu hai vinto il campionato di Serie C con il Como. Emozioni contrastanti…
B
: “Non era la prima volta che giocavamo contro, è successo anche l’anno scorso. Nel preparare la partita siamo molto concentrati e isolati: quando ci vediamo in campo ci salutiamo, ma la competizione – sana – si sente. Se è una sconfitta pesante, magari evitiamo di prenderci in giro, mentre se è stata una partita alla pari, qualche punzecchiata ci può stare”.
W: “L’anno scorso è andata molto bene, non ho giocato molto, ma è stata un’esperienza bellissima”.

Lewis Walker posa dopo la promozione in Serie B con il Como (foto ufficio stampa Como 1907)

Entrambi avete scelto l’Athletic Carpi. Come mai?
B:
“Per me era comunque una sfida molto interessante. Carpi ha toccato palcoscenici molto importanti, giocare in una piazza così dà tanti stimoli e la domenica, quando vai allo stadio e senti i tifosi che ti supportano, è un fattore che aiuta la decisione”.
W: “Ho visto la squadra e mi è piaciuta da subito, quindi ho scelto di venire qui per segnare e aiutare i compagni”.

E in campo, tra attacco e difesa, vi sfidate spesso. Chi è il più forte?
B:
“Ruoli diversi, difficile fare un paragone, ma a fare gol sicuramente lui”.
W: “Lui”.

Walker esulta dopo la rete contro la Sammaurese (foto Vignoli)

Nelle ultime settimane avete vissuto in prima persona anche il cambio allenatore, ormai famoso alle cronache. Com’è stato cambiare tra Bagatti e Gallicchio?
B:
“Quando va via un allenatore dispiace a tutti, perché è proprio una sconfitta di tutti. Il nuovo mister ha provato a trasmetterci tutto il suo carisma, la voglia di vincere, poi per quanto riguarda il lavoro sul campo deve avere ancora tempo per poter lavorare”.

Pur essendo lontani e facendo mestieri molto diversi tra loro, il rapporto con i vostri padri è strettissimo.
B:
“Allenando, non ha avuto modo di venirmi a vedere negli ultimi tempi, però dopo le partite mi chiama sempre per sentire le mie sensazioni, sapere com’è andata la squadra”.
W: “La decisione di iniziare a fare il camionista è completamente sua, non gli posso dire nulla: non so cos’abbia sentito perché io devo ancora arrivare a quel momento, ma se ha voluto uscire dal mondo del calcio è perché ne sentiva il bisogno”.

Perché vi rispecchiate in vostro padre?
B
: “Qualche somiglianza, sia caratteriale che fisica, ci può essere, ma non saprei risponderti. La pacatezza, come ti avevo detto prima, è un aspetto che possiamo avere entrambi, ma ci potrebbero essere tanti altri aspetti che non noto”.
W: “Ho imparato quasi tutto da lui, quindi si può dire che abbiamo la stessa mentalità: nel calcio, come nella vita”.

Erik Amedeo Ballardini con la maglia dell’Athletic Carpi



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