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Elena Lunardi: “Io, Al Pacino, il fantacalcio e… il fischietto!”

Collaboratore
Peppe Di Giovanni
02/11/2021

L’arbitro di futsal si racconta. “Il VAR può essere una grande cosa. Chiara Perona al Mondiale? Bravissima. E ho un consiglio per le giovani ragazze…”

Che ormai capiti tutte le settimane di vedere arbitri di sesso femminile su tutti i campi non fa più notizia. Dalla Serie A alla Serie B, passando per la Serie A Femminile e ovviamente il futsal, lo sport dove Elena Lunardi da Padova si sente a proprio agio come se fosse nel salotto di casa. Ha visto in tv il Mondiale giocato in Lituania, il primo con l’uso del VAR nel calcio a 5. E ora si sta tuffando nella nuova Serie A, che ha la sua casa nell’Emilia Romagna Arena di Salsomaggiore Terme, dove Elena è già stata in occasione del match fra Ciampino Aniene e Manfredonia, nel quale ha svolto il ruolo di secondo arbitro.

Quanto può essere utile una tecnologia come il VAR in uno sport così rapido, veloce, imprevedibile... dove si gioca in spazi stretti. 
Credo possa essere utilissima perché tutto avviene in una frazione di secondo e sono certa che in un progetto finalizzato alla crescita di questo sport splendido qual è il futsal, sicuramente si lavorerà in tal senso per adottarla.

Abbiamo visto la sua collega Chiara Perona arbitrare benissimo al Mondiale. Che tipo di soddisfazione ha provato per lei? Si è immedesimata nella sua collega? 
Sinceramente, non mi stupisce. Chiara è una delle persone più caparbie, determinate e lavoratrici che conosco e per ogni conquista che ha ottenuto (lei è stata la prima donna ad arbitrare in Champions di calcio a 5, la prima ad arbitrare una finale di Coppa Italia maschile, ndr), c’è stato da parte sua il massimo sforzo teso a migliorare continuamente se stessa. In più sono davvero felice perché prima dell’arbitro, o meglio il grande arbitro, io stimo la donna, che considero un’amica.

Lei ormai è un arbitro affermatissimo a livello nazionale, ma ormai il confine "arbitro donna" è stato ampiamente superato. Ha un consiglio da dare a qualche ragazza che si avvicina alla professione?
Affermatissimo direi di no (ride, ndr). Io cerco di dare il massimo sempre, nella consapevolezza che partita dopo partita si può sempre migliorare ed anche l’errore, per quanto bruci nell’orgoglio, ti fa fare quel passettino in avanti: “centimetro dopo centimetro” come dice lo strepitoso Al Pacino nel film “Ogni Maledetta Domenica”.  E, comunque, io sono un arbitro, al massimo, “un’arbitro con l’apostrofo”, non c’entra che io sia donna o no. Questo è un concetto ampiamente sdoganato, soprattutto nel nostro sport in cui ormai le donne dirigono per merito qualsiasi categoria. Un suggerimento che mi sento di dare alle ragazze che si approcciano alla professione è di non scoraggiarsi, di ricordarsi che si gioca sempre fuori casa, di allenarsi duramente, di non trovare alibi perché, con la fatica e la determinazione, ci si possono togliere tante soddisfazioni. Che poi è un discorso che può valere anche per un ragazzo…ma perché per me non esiste l’uomo arbitro o la donna arbitro, esiste l’arbitro che conosce il regolamento, si allena, si sacrifica e prima o poi ottiene la sua Serie A, che, per ovvi motivi, non può essere la stessa per tutti. E poi suggerirei a tutti di sfruttare l’enorme occasione che possono avere i ragazzi e le ragazze del doppio tesseramento: un progetto importantissimo che permette ai tesserati dai 14 ai 17 anni di continuare a giocare nelle loro squadre, potendo contemporaneamente diventare arbitro di calcio.

Ci racconta la sua storia? Come è arrivata a fare questo lavoro. Cosa prova mentre arbitra una gara?
La mia storia è un po’ strana. Io sono sempre stata una gran appassionata di calcio: andavo allo stadio, vedevo le partite, giocavo al fantacalcio, finché ho sentito per caso parlare del fatto che un arbitro poteva entrare gratuitamente allo stadio con la tessera. E così dal nulla mi sono iscritta. Avevo 26 anni, purtroppo troppi per pensare di poter avere anche la minima carriera a livello di calcio a 11, ma avevo tanta passione. Finché un giorno mi hanno detto di provare ad arbitrare il calcio a 5: beh, è stato amore a prima vista. Io continuo ad amare il calcio e a seguirlo ma la sensazione provata in una gara di futsal dove tutto è velocissimo, dove devi decidere in una frazione di secondo, dove sei sottoposto a cento pressioni contemporaneamente, dove una partita non è finita fino al suono della sirena, mi ha fatto mettere via i miei scarpini con i tacchetti da 13 per indossare, senza indugio, le scarpe da corsa.  Quando arbitro sono felice: indosso la mia divisa, scendo in campo e dimentico se qualcuno mi ha fatto arrabbiare, se ho avuto problemi al lavoro o altro. Mi sento di far parte del gioco, non so spiegarmi, ma credo che la mia naturalezza si percepisca perché non interpreto un ruolo o mi comporto in maniera diversa da quella che sono.


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