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Gabriele Cioffi, mister resilienza

a cura di
Marco Gaetani
collaboratore
Marco Gaetani
31/05/2022

Da calciatore ha iniziato dal basso e ed è arrivato in Serie A a 31 anni nonostante tanti infortuni. Da allenatore ha fatto lo stesso, girovagando in tutto il mondo prima di cogliere al volo l'occasione arrivata grazie all'Udinese. Benvenuti nel mondo di “Cioffiducia”

Gabriele Cioffi si è abituato a non dare mai nulla per scontato. Da giocatore è arrivato al grande calcio partendo dall’estrema periferia dell’impero, poi si è ritrovato ad allenare in Serie A nel momento in cui credeva di essere stato licenziato. E ora che ha dato ulteriore stabilità alla sua Udinese, che si presenta davanti ai giornalisti sempre sorridente, nei momenti di gioia e in quelli più difficili, è diventato uno dei volti nuovi più interessanti del nostro calcio: “Ogni settimana sembra la fine del mondo, ma ti ci abitui e il martedì comincia una nuova vita”.

La carriera del Cioffi calciatore inizia con la maglia rossoblù della Sestese: il fiorentino, classe 1975, è alto. Molto alto. Secondo alcuni, troppo alto per giocare a calcio: sfiora i due metri, altezza che generalmente porta molti ragazzi a essere indirizzati verso altre discipline. Ma Gabriele non ci pensa affatto, vuole giocare a calcio e riesce a debuttare diciassettenne, da difensore centrale, nella prima squadra della Sestese, nell’allora Campionato Nazionale Dilettanti. Diventa una colonna del club nonostante la giovane età, ma la stagione 1995-96 è quella che pare compromettere la sua ascesa: salta il legamento crociato anteriore. È il primo infortunio grave, non sarà l’ultimo: “A 23 anni mi ero rotto il crociato già tre volte. Questo mi ha rallentato, ma mi ha sicuramente fatto crescere. Volere è potere, questa è la mia filosofia. Prima mi dicevano che ero troppo alto per giocare, poi che non sarei tornato dopo gli infortuni. Ma io ho la testa dura”, raccontava qualche anno fa a gianlucadimarzio.com.

Il salto tra i “Prof” e gli infortuni

Dopo quattro anni con la maglia della Sestese, si sposta, sempre tra i Dilettanti e sempre in Toscana, al Poggibonsi. Giusto il tempo di dieci presenze: arriva infatti la chiamata del Marsala e il salto tra i professionisti. Deve dimostrare di valere la Serie C2, ne escono sei mesi “preparatori”. Nell’estate del 1997 è allo Spezia, club ancora lontano dai fasti recenti. Si fa strada in C2, diventa uno dei giocatori più interessanti e arriva la chiamata dell’Arezzo dopo un biennio in Liguria. Il salto in C1 è un incubo, perché riprende la sequela degli infortuni: 21 presenze in due anni, poi un altro calvario a Taranto. Il calcio professionistico pare voler rigettare Cioffi, che nel 2002 ha l’umiltà di scendere di un gradino e ripartire dalla C2, accettando il Novara. Nasce un amore che dura due stagioni e mezzo, con una promozione in C1 e la consapevolezza, finalmente, di potercela fare.


Gabriele Cioffi (primo da destra) ai tempi del Mantova nei panni di calciatore agli ordini di Mimmo Di Carlo

Nel gennaio 2005, la chiamata che gli cambia la vita, quella di un ambiziosissimo Mantova che vuole lasciare in fretta la C1. In panchina c’è Mimmo Di Carlo, la squadra chiude seconda alle spalle della Cremonese: ai playoff elimina in serie Frosinone e Pavia. Per la prima volta nella sua tormentata carriera, Cioffi mette il naso in Serie B. Ormai ha 30 anni, il meglio teoricamente dovrebbe essere alle spalle. Non per lui, abituato a non arrendersi. Il Mantova fa campionato di vertice anche in cadetteria, Cioffi colleziona 45 presenze e ben 5 gol, suo massimo in carriera. Sui corner diventa un’arma impropria con il tempismo acquisito negli anni e quel metro e 98 che si porta dietro sin da giovane. C’è un altro sogno da inseguire nei playoff: eliminato il Modena in semifinale, tocca al Torino ed è un incrocio del destino. Proprio Cioffi infiamma il “Martelli” aprendo i conti nel match d’andata, che finirà 4-2 e illuderà i biancorossi di poter centrare il doppio salto. Ma al “Delle Alpi” sarà un altro manifesto di resilienza come Davide Nicola a segnare il gol che porterà la promozione sui binari granata. Lo sforzo di Cioffi, però, non è stato vano.

Resilienza al potere: la Serie A a 31 anni

Proprio il Torino, impressionato dalle sue prestazioni, decide di dargli una chance in Serie A, alla non più tenera età di 31 anni. I tifosi granata lo adottano immediatamente e lui mette in mostra quelle magliette che diventeranno il suo marchio di fabbrica: “Cioffiducia”, gioco di parole decisamente efficace che rappresenta però anche una filosofia da seguire. Maglie che avranno un tale successo da diventare un’iniziativa di solidarietà, con la vendita fuori dallo stadio e i ricavati destinati al Regina Margherita-Sant’Anna di Torino. Arriva l’esordio in A, con 18 presenze. Si fa conoscere e amare dai tifosi granata anche grazie a una comunicazione schietta gestita attraverso il suo sito internet, rimasto consultabile negli archivi del web: la predilezione per De Gregori, per il tiramisù della nonna Bruna, per un bel sigaro a fine stagione e una bella partita a Risiko, frammenti di vita regalati a chi spulciava le pagine del suo sito.

Nel 2007, in una bella intervista a Emanuele Gamba, su Repubblica, si raccontava: “Appariamo come ragazzini viziati anche se non sempre è così: probabilmente lo sarei diventato anch’io se a 20 anni fossi stato in Serie A. O forse no, la mia storia dice tutt’altro. Ero un privilegiato anche quando guadagnavo duemila euro al mese, figuriamoci ora. L’umiltà può sapere di falso, io sono un mediocre felice di esserlo: non ho grandi doti e so che devo curare ogni particolare. A tavola, in allenamento, a letto. Devo lavorare su me stesso in continuazione. Sto nella fascia di reddito più bassa dei calciatori, ma non invidio chi è più ricco di me: mi hanno insegnato che ognuno ha quello che si merita”. Poi, però, l’addio alla massima serie. Il club gli comunica già a giugno che non farà parte dei piani del Toro ma Cioffi prova a ribellarsi, sportivamente parlando: vuole mettersi a disposizione di mister Novellino, cercando di convincerlo a cambiare idea. Ma non c’è verso. Seguono due anni ad Ascoli, poi Albinoleffe e Carpi.

La dura vita della “panchina”

Ed è a Carpi, nel 2012, che inizia la sua seconda vita come vice allenatore di Tacchini, ma a fine febbraio arriva un esonero sorprendente e anche lui deve salutare. Al Gavorrano, un anno più tardi, gli capita la prima chance da allenatore: dura poco anche questa, cacciato a inizio novembre. E anche stavolta Cioffi non si arrende, se possibile si allontana ancora di più per prendere la rincorsa verso il grande calcio. Lavora in Australia come tecnico delle giovanili per l’Eastern United, poi collabora con l’Aston Villa organizzando i centri estivi in Italia. Sempre al servizio di un sogno, di un obiettivo più grande.


Un flash della parentesi australiana di
Gabriele Cioffi con l'Eastern United

A novembre 2015 è al Südtirol, allenatore della Berretti. Sembra la carriera di chi si aggrappa disperatamente al calcio per non pensare ad altro. Ma la tenacia lo contraddistingue e lo salva dall’oblio. Un giorno riceve una chiamata di Gianluca Nani, ex direttore sportivo di Brescia e West Ham. Gli offre un ruolo da assistente di Henk ten Cate, all’Al Jazira. Non c’è problema: Cioffi parte, ascolta, si mette al servizio del tecnico olandese e cura la fase difensiva. La squadra ritrova la Champions League asiatica e Cioffi ne è parte fondamentale. Dagli Emirati si ritrova in Inghilterra, agli ordini di Gianfranco Zola, al Birmingham. L’esperienza di “Magic Box” dura fino a due giornate dal termine, Cioffi deve reinventarsi. “Ringrazierò a vita Gianfranco, una persona eccezionale. In certi momenti bisogna stare al posto giusto e nel momento giusto. A Birmingham era semplicemente il momento sbagliato”. Si ricordano di lui negli Emirati e torna ad Abu Dhabi, all’Al Dhafra, sempre come assistente. Nessuno pare voler scommettere su di lui. Nel 2018 arriva l’occasione giusta: non la si può definire una grande chance, ma non demorde, e la fa diventare tale.

Crawley Town, l'inizio della scalata

Guida il Crawley Town, in quarta serie. Salvezza al primo colpo, poi la scalata in FA Cup, arrivando fino al quarto turno, in un club senza troppe risorse economiche e senza una struttura dedicata agli allenamenti. “Ho trascorso 19 mesi fantastici lì - ha raccontato a goal.com - e sono rimasto dispiaciuto quando abbiamo dovuto interrompere il nostro rapporto di lavoro. In due anni abbiamo creato un campo di allenamento, abbiamo battuto un club di Premier League, abbiamo fatto un sacco di cose insieme. Quando ho deciso di lasciare, per molte ragioni extra campo, ci sono rimasto davvero male: è stato difficile dire addio”.


Gabriele Cioffi esulta con i giocatori del Crawley Town, club inglese di quarta serie

Ha l’umiltà di rimettersi a disposizione, stavolta in un grande palcoscenico: Luca Gotti gli offre il ruolo di vice all’Udinese e inizia una nuova avventura. E quando il tecnico viene esonerato, Cioffi è convinto di doversi trovare ancora una volta a ripartire da zero. Ma la società lo contatta, gli dice di avere intenzione di ricollocarlo con un nuovo incarico fino a fine anno. “Accetterò, non voglio stare in giro per casa ad aspettare la colazione e il pranzo”, dice alla moglie al telefono. La dirigenza gli offre l’eredità di Gotti. E Cioffi, per prima cosa, chiama proprio Luca. Gli spiega la situazione, riceve una sorta di via libera. Un’intesa tra gentiluomini. Ora si coccola il miglior Deulofeu di sempre, la crescita di Beto, l’esplosione di Molina e Udogie. Udine sta tornando a sognare in grande, come lui. “So che sono pronto per fare l’allenatore. Per altre 3 partite o altri 30 anni”.

(foto credits: profili Facebook del Crawley Town e del Mantova)

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