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Guglielmo Vicario, della serie “e io paro!”

Collaboratore
Sebastiano Moretto
10/01/2022

La voglia di non dare nulla per scontato del portiere classe 1996, chiuso nella Primavera dell’Udinese e ripartito dalla Serie D con il Fontanafredda. Fino a diventare, attualmente, il secondo miglior portiere della Serie A con la maglia dell'Empoli. Un'altra favola a lieto fine partita dal mondo dei dilettanti

Guglielmo come Totò: cambia solo una lettera – pago e paro – ma l’urlo è lo stesso. Quello del numero 13 empolese è interiore, ma sicuramente ci sarà stato, dopo essersi messo i guanti davanti al volto in seguito alla sbracciata di Luperto a Immobile: “C... Seba, mancano cinque minuti!”. L’urlo di Vicario si sente molto di più rispetto al silenzio dei 20.000 dello stadio Olimpico, impietriti dopo l’errore del centravanti biancoceleste dagli undici metri: “E io paro!”. Quasi tutto, perché l’Empoli è una squadra destinata a guadagnarsi la pagnotta della salvezza lottando pallone su pallone, ma tutto è più facile con un portiere – e una squadra – così.

Ancora lunga? Non proprio

Questo non è un cerchio che si chiude, non è una storia a lieto fine, ma racconta di una scalata che è sicuramente a buon punto: insomma, Guglielmo ha compiuto 25 anni lo scorso 7 ottobre, è l’unico giocatore della propria squadra ad aver giocato tutti i minuti in queste 20 giornate di Serie A e, appunto, gioca in massima serie. È vero che a cadere ci si mette un attimo, ma se apre l’applicazione “mappe” sul proprio telefono non si localizzerà di certo sui primi passi del percorso. E non lo scriviamo qui, ma sono parole del presidente Stefano Corsi trasformate in metafora: “Sta andando bene, penso che possa trasferirsi in una squadra importante l’anno prossimo”, ha detto il numero 1 dell’Empoli a LaLaziosiamonoi.it. Anche perché in Toscana è in prestito, quest’estate dovrà attraversare il Mar Tirreno per tornare alla casa base, il Cagliari, club che comunque ha già in dote un buon portiere come Alessio Cragno. Ma per Vicario non sarebbe un problema, nel caso: nel corso della sua carriera ha sempre aspettato, decidendo di “retrocedere” per dimostrare il suo valore e guadagnandosi la pagnotta lottando pallone su pallone. esattamente come l’Empoli. Per poi trovarsi, la prima volta da titolare in Serie A, l’11 aprile scorso, quando Cragno risulta positivo al Covid-19: mister Semplici, quindi, a San Siro con l’Inter – che di lì a poco diventerà campione d’Italia – punta il dito sul giovane friulano, che sei anni prima perdeva 0-1 contro l’Union Pro.

Scuffet, Meret e la Serie D

Chi? Trentesima giornata del girone C di Serie D, 12 aprile 2015. Il Fontanafredda – squadra dell’allora provincia di Pordenone, nel Friuli Venezia Giulia – ospita appunto l’Union Pro, compagine in salute che cerca la zona playoff per tentare l’approdo in Serie C, mentre i padroni di casa hanno qualche punto in meno, ma obbligati a proteggersi dalle intemperie della retrocessione. Finisce con la rete di Zanette, ma la sconfitta non cambierà le sorti del Fontanafredda negli ultimi turni: la zona di comfort viene raggiunta, però con quell’estremo difensore appena diciottenne messosi in discussione dopo la Primavera dell’Udinese. Ma come, appena quattro presenze l’anno prima? Ah, scusate, in porta ci sono Simone Scuffet e Alex Meret – quest’ultimo un anno più giovane – quindi meglio cambiare aria.

Il Fontanafredda ci scommette – insomma, un portiere “sotto età” titolare? Mmmh – e invece gioca 30 gare, subendo 44 reti e totalizzando 4 clean sheet.

Bene, quindi torna all’Udinese; no, anzi, lo prende il Pordenone; nuova retromarcia, va a Venezia per 400mila euro, come riporta Gianlucadimarzio.com. Cosa succede? Scuffet si fa spazio in bianconero (ma, allo stesso tempo, si parla di un portiere ancor più forte di lui, Meret), i “ramarri” lo scelgono come secondo causa approdo di Matteo Tomei; quindi, – in agosto – si trasferisce in laguna. C’è James Daniels presidente, predecessore di Joe Tacopina, ma ancor più rilevante è Giorgio Perinetti in qualità di direttore sportivo: i debiti, non solo extracampo, vengono pagati immediatamente con il primo posto a 90 punti, frutto di 27 vittorie, 9 pareggi e due sconfitte. Seconda miglior difesa del campionato con 26 reti, tutte subìte da Vicario, che quell’anno salta solo le (inutili) ultime due.

Scala, Guglielmo!

Bearzi, Cormor, Ancona Calcio, Udinese, Pordenone e Venezia. Per la prima volta, Guglielmo oltrepassa il confine friulano e si accasa in Veneto, dove si guadagna la famosa pagnotta lottando pallone su pallone e approda al professionismo da titolare… anzi, no: il Venezia di Filippo Inzaghi prende il ben più esperto Facchin, classe 1987, dal Pavia che fa respirare aria di campo a Vicario solo due volte, qualcosina in più invece in Coppa. Tra l’altro, il giovane estremo difensore si guadagna anche una squalifica di due giornate per insulti, dalla panchina, nel sentitissimo derby contro il Padova. Fatto sta che Facchin cambia nuovamente aria al termine della stagione, ma aiutando la squadra a salire in Serie B, la cui permanenza non si può ancora dare in mano a un ragazzino di vent’anni: “Juventus, ci presti Audero?”. “Certo, Venezia”. Risultato: sette presenze e Serie A sfiorata. Pippo, invece, la centra scegliendo il Bologna e lascia la squadra in mano a Stefano Vecchi, deciso a puntare sul giovane friulano dopo le prime partite con Lezzerini. Vicario le gioca tutte, ma rischia seriamente di retrocedere: ai playout, nella gara di ritorno non ne para nessuno, la Salernitana la spunta dopo 180’ tesissimi. Interviene, quindi, il Palermo, che fallendo richiama in Serie B i lagunari, nel frattempo complici del passaggio di Guglielmo tra le fila del Perugia, il quale fa un passo oltre a Gabriel.

Anche nella stagione 2019-2020 è la stessa storia… finché si può: l’arrivo della pandemia spezza taglia le gambe alla continuità del nuovo estremo difensore, poi riconquistata in estate. Nel frattempo, partecipa all’iniziativa della società che consiste nel chiamare i tifosi abbonati: a lui capitano la signor Paola e… il signor Paola. All’ultima giornata, il Venezia certifica il passaggio dai playoff per la permanenza in cadetteria: la regular season si chiude con 45 gol subiti in 35 partite, ma ai quali vanno aggiunti quelli contro il Pescara. Ancora una volta ai calci di rigore, Vicario perde la disputa.

Vedi la vetta?

Nuovamente, però, la fa franca: non può tornare in Serie C perché il Cagliari spende 1.5 milioni di euro per portarlo sull’isola, come riporta Gianlucadimerzio.com, a imparare dall’inamovibile Cragno. La pandemia, però, continua a imperversare e colpisce anche il portiere titolare sardo: e torniamo a quell’esordio contro l’Inter, dove alza la saracinesca solamente sul tiro ravvicinato di Darmian, al 77’, ma rendendosi protagonista di parate clamorose. Sette presenze totali in stagione gli consentono l’approdo, ma in prestito, all’Empoli, grazie al quale è al secondo posto della classifica per gol sventati: 3.02, secondo i calcoli di Soccerment. Zitto zitto, quatto quatto, si è guadagnato la pagnotta pallone su pallone: “E io paro!”.


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