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L’Airone Caracciolo vola dal campo alla scrivania

Collaboratore
Francesco Carci
31/05/2022

Dopo aver contribuito a riportare il Lumezzane in Serie D, l’attaccante classe 1981 ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Il suo futuro sarà comunque nel club lombardo come direttore sportivo. Bandiera del Brescia, di cui è il miglior marcatore della storia e secondo nel numero di presenze, è anche uno dei pochi giocatori ad aver giocato con entrambe le squadre di Genova

“Forse dovrei essere triste, invece no. Sono felice, le persone che mi fermano per strada vedono in me un uomo onesto che ha dato tutto per la sua amata maglia. Sono fiero della mia carriera, ora inizia una nuova vita e sarà dura ricominciare da capo. Ma cercherò di farlo con tanta passione, con determinazione, con umiltà e soprattutto sempre con il sorriso”. Con queste parole Andrea Caracciolo, per tutti “l’Airone” per la sua celebre esultanza, ha annunciato il passaggio dal campo alla scrivania. Tenendo fede al suo soprannome, il 40enne attaccante ha infatti deciso di appendere le scarpe al chiodo dopo aver contribuito in maniera importante al “volo” del Lumezzane, appena tornato in Serie D dopo quattro anni. 

La carriera di Caracciolo parla per lui. Cresciuto nelle giovanili del Milan, sua squadra del cuore e van Basten come idolo da bambino, la prima svolta per l’Airone avviene quando viene mandato a farsi le ossa al Sancolombano. Qui il tecnico Paolo Sollier ha l’intuizione di trasformarlo da difensore centrale ad attaccante d'area di rigore. Il ragazzone, alto 194 centimetri, ha stoffa e così viene preso dal Como (che si apprestava al doppio salto dalla C alla A) che lo gira in prestito alla Pro Vercelli nell’allora C2. Nessun gol in 14 presenze, ma il Brescia in estate decide comunque di puntare su di lui. Esordisce in Serie A nel giorno dell’Epifania del 2002 con Carlo Mazzone in panchina e il successivo 3 marzo arrivano le prime reti nella massima serie con la doppietta nel 2-2 contro il Piacenza al “Rigamonti”. Chiuso da una folta concorrenza, l’anno successivo viene ceduto in prestito secco al Perugia, dove segna in tutta la stagione appena due gol. Nell’estate 2003 torna al Brescia dove disputa un biennio di ottimo livello, realizzando in entrambi i tornei 12 gol. Numeri che gli valgono, nell’estate del 2005, la chiamata del Palermo, alla difficile ricerca del sostituto di Luca Toni. L’esperienza in Sicilia non è brillantissima, nonostante arrivino anche due gol nelle competizioni europee. Così nel 2007 approda in comproprietà (esistevano ancora…) alla Sampdoria, ma in blucerchiato resta appena sei mesi perché a gennaio fa ritorno al Brescia, in Serie B. Un trasferimento per certi versi sorprendente, visto che Caracciolo rifiutò una ricca offerta dei Rangers Glasgow. “Volevo tornare a casa a tutti i costi”, confessò in varie interviste. Resta due anni e mezzo con le Rondinelle, riportate nel 2010 nella massima serie con la fascia di capitano al braccio e 24 gol all’attivo grazie alla vittoria nella finale playoff contro il Torino. 


Andrea Caracciolo con l’ex presidente del Brescia, Gino Corioni (Instagram caraccioloandrea)

Segna nuovamente 12 reti in A con il Brescia, ma l’anno successivo, dopo un altro rifiuto estero, questa volta alla Dinamo Kiev (“il presidente Corioni non la prese benissimo…”) viene ceduto al Genoa diventando uno dei pochi calciatori ad aver indossato sia la casacca blucerchiata che quella del Grifone. Il capoluogo ligure tuttavia non gli porta fortuna e infatti lascia “Marassi” per trasferirsi a gennaio al Novara. Non riesce ad evitare la retrocessione dei piemontesi con Mondonico in panchina, ma è sua la firma della storica vittoria del club azzurro per 1-0 a San Siro contro l’Inter. Torna per l’ennesima volta al Brescia nel 2012 restandoci per sei stagioni, tutte nel campionato cadetto, in cui scrive il suo nome nella storia del club diventando il miglior marcatore di sempre con 179 reti e il secondo nel numero di presenze con 418. E' anche terzo nella classifica dei cannonieri all time della Serie B con 132 sigilli (più tre nei playoff) dietro a Schwoch e Cacia ed è il secondo calciatore a segnare almeno 100 reti nel torneo cadetto con la stessa maglia (prima di lui Roberto Paci alla Lucchese). 


Andrea Caracciolo con la maglia del Brescia (Instagram caraccioloandrea)

A 37 anni di smettere nemmeno il pensiero e così, dopo l’addio definitivo alle Rondinelle, passa in Serie C alla Feralpisalò. Gioca un biennio con i Leoni del Garda prima di passare, nell’estate 2020, al Lumezzane in Eccellenza (“non importa la categoria, qui ho ritrovato l’entusiasmo perduto”). L’anno scorso il club rossoblù perde lo spareggio promozione contro la Leon, ma in questa stagione domina il girone C dell’Eccellenza lombarda, vinto con sei giornate d’anticipo e 19 punti sull’Atletico Castegnato secondo, tornando in D a distanza di quattro anni. Caracciolo, arrivato intanto a 40 anni tondi tondi, risulta ancora decisivo con 15 sigilli nei due anni alla Lume arrivando a 250 gol in carriera. Ma che airone sarebbe se non decidesse di ritirarsi quando si trova ancora in volo? Andrea così lo scorso 12 aprile annuncia l’addio al calcio. Il futuro in realtà è già presente: Caracciolo resterà infatti alla Lumezzane assumendo il ruolo di direttore sportivo, prendendo il testimone da Carlo Maria Zerminiani che a sua volta diventerà il direttore tecnico dell’ambiziosa società valgobbina. Dopo una così lunga carriera in tutte le categorie, la nuova carriera di Caracciolo nei panni di dirigente, seppur alla prima esperienza, è assolutamente promettente. E chissà che non sia lui stesso a scoprire il nuovo Airone…


Il Lumezzane consegna una maglia celebrativa a Caracciolo per i suoi 250 gol in carriera (Instragram fclumezzane.official)


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