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L’indomito Medda, in Promozione a 56 anni!

collaboratore
Angelo Orfanò Chiarenza
09/05/2022

Lo scorso marzo Augusto Medda, giocatore-allenatore dell’Atletico Narcao, ha giocato contro la capolista Monteponi schierando anche i figli Maurizio e Filippo. Infortuni, Covid e squalifiche hanno creato la magica alchimia e permesso di vedere le due generazioni in campo, per una di quelle incredibili storie che solo il calcio dilettantistico sa regalare

Indomito e fiero come certo i sardi sanno esserlo e non soltanto per le antiche discendenze che riportano alle mirabilie guerresche dei Giganti di Monte Prama. Perché si può essere giganti anche al giorno d’oggi portando avanti battaglie irrimediabilmente perdute, ma se l’intento è quello di essere da esempio Augusto Medda - 56 anni portati benissimo - è sicuramente un faro in campo e non solo per l’Atletico Narcao, compagine di Promozione che lo scorso 5 marzo lo ha visto scendere sul rettangolo di gioco nel big match contro la capolista assieme ai due figli Maurizio, militare in carriera di 23 anni, e il più giovane Filippo, di 21, che studia Scienze giuridiche all’università di Cagliari.

Sono tutti figli miei e della... Juniores

“Ma ci tengo a sottolineare - esordisce Augusto umilmente - che tutti i giovani che sono scesi in campo con me e che hanno disputato una partita gagliarda soccombendo contro una squadra che è almeno di due categorie superiore a noi, io li considero calcisticamente tutti figli miei.  Visto che a parte me, ‘vecchione’ del 1966, ho giocato per lo più con ragazzi nati tra il 2000 e il 2005 e non abbiamo certo sfigurato contro la prima della classe nonostante il ko per 3-0 in casa loro”. Fra l’altro sono tutte sue “creature” della squadra Juniores, visto che - calcisticamente parlando - le ha tirate su lui queste nuove leve di belle speranze. Come dice il presidente dell’Atletico Narcao, Gianni Lai “già si stanno facendo le ossa, ben figurando di fronte a marpioni e vecchi leoni della Promozione, e saranno una solida base per disputare in futuro l'avvincente campionato di Prima categoria, qualora anche la matematica ci condannasse quest'anno alla retrocessione. Prima categoria che, storicamente, è il torneo in cui il Narcao ha sempre militato: potremmo definirla la comfort zona calcistica della società”.

I tifosi dell'Atletico Narcao assiepati sugli spalti dello stadio cittadino

“Giagio” di Narcao

Dicevamo indomito e fiero, Augusto Medda. E aggiungiamo che “Giagio”, come è conosciuto sin da ragazzino in paese, è una sorta di pilastro calcistico a Narcao e dintorni. Anche per la sua non comune carriera di calciatore che lo ha visto per ben 12 anni calcare i campi sardi della Serie D e dell'allora Interregionale. Più gli altri tornei in Eccellenza e Promozione. Per non parlare delle due chiamate al Cagliari che non si sono concretizzate per un soffio... Oggi, ancora una volta, si è preso oneri (tanti) e onori (davvero pochi) con la consapevolezza della responsabilità e della maturità per portare a termine dignitosamente il difficile campionato della sua squadra, “decimata” da una doppia dimissione degli allenatori, dalla non tanto onorevole “fuga” dei calciatori più esperti che non volevano subire l’onta della retrocessione e da tutti quei piccoli problemi che si scatenano in squadre - piccole o di rango - quando le cose non vanno bene. “Beh non c'è dubbio che lavorare così non è il massimo, ma io quando prendo un impegno lo porto fino in fondo. Abbiamo fatto di tutto per restare in Promozione, ma non ci siamo riusciti. All’inizio del campionato allenavo soltanto i ragazzi della Juniores e abbiamo anche dei prospetti interessanti, poi le vicende societarie mi hanno portato a prendere questo impegno gravoso perché sei sempre in prima linea e tutti i giorni al campo sottraendo tempo prezioso alla famiglia. Ma lo farò sempre ben volentieri, non soltanto grazie al presidente Gianni Lai, ma anche all'amico Paolo Deluna, già ex presidente del Narcao, che mi ha spinto ad accettare questa stimolante e difficile sfida".

In campo contro i ventenni

Scelta coraggiosa, ma il destino aveva in mente altri piani per Medda. Che da lì a poco si è ritrovato in campo a giocare con i suoi figli. “E' stato un puro caso dettato da infortuni, Covid, squalifiche e defezioni dell’ultimo minuto - racconta Medda -. Mi è sembrato naturale chiedere aiuto al figlio più grande che è militare nell’Esercito nella vicina Teulada. Ovviamente è stata una decisione presa in piena emergenza, tanto che ho dovuto ricorrere all’aiuto anche del fratello più giovane che nei fine settimana si allenava con noi. Ho schierato Maurizio a centrocampo e Filippo in difesa e quest'ultimo, dopo la gara contro il Monteponi capolista, mi ha detto a chiare lettere che qualora avessi avuto ancora bisogno potevo contare su di lui. Sono cose che ti aprono il cuore, non soltanto perché te lo dice un figlio, ma perché arrivano da un giovane calciatore che vuole aiutare la squadra e la società a ben figurare nonostante sia una di quelle annate da dimenticare”. Una grandissima soddisfazione giocare non solo con i suoi ragazzi, portati più volte fin da piccoli a vedere il Cagliari al Sant’Elia, ma anche fare da “chioccia” a un manipolo di giovani che “hanno protetto” sul campo Augusto Medda con la loro fisicità ed esuberanza dagli assalti dei giovanotti avversari. “Ci tengo a dire che mi difendo ancora bene con un po' di esperienza - afferma sorridendo - anche se in generale ho cercato di evitare l’uno contro uno, nel quale non ho mai brillato. Pensavo di giocare soltanto una parte della gara, invece ho fatto tutti e 90 i minuti senza grossi contraccolpi. Del resto mi aiuta giocare come centrale difensivo, so come gestirmi. Naturalmente dalla panchina del Monteponi ho sentito l'invito continuo a cercare di superarmi in velocità, ma quanto a resistenza non è poi così scontato che i potenti ventenni e trentenni di oggi escano vincitori”. 

Augusto Medda con i figli Maurizio e Filippo allo stadio Sant'Elia di Cagliari

Il presidente amareggiato

Se da una parte sprizza riconoscenza e stima verso Augusto Medda e l'attuale organico della società che guida da un paio di anni, dall'altra il presidente Gianni Lai trattiene a stento la sua amarezza nei confronti di un paese “indifferente al calcio e in genere allo sport come ascensore sociale, non certo dal punto di vista economico, ma come veicolo per migliorare l'esistenza di tutti e in particolare dei giovani”. Eppure in un paese come Narcao il calcio ha contato molto, sopratutto in passato. “Ma non è più così da molto tempo - rincara la dose il 61enne nativo di Carbonia, ma che per scelta di vita è diventato narcarese -. E mi fa rabbia vedere questa indifferenza tra i miei paesani, comprensibile da una parte per i risultati della squadra deludenti come quest'anno ma che va sempre sostenuta e incoraggiata, anche perché rappresenta di fatto l'unica realtà di tutto il basso Sulcis. Invece, da troppo tempo denoto apatia, indifferenza nei sostenitori e in tutto il paese. Intendiamoci: ormai sappiamo tutti, piaccia o non piaccia, che per fare squadre competitive in Promozione serve un grande sforzo economico. Noi, anche grazie alla ‘fusione’ tra prima squadra e Juniores siamo riusciti a limitare considerevolmente i costi ma ormai è impensabile, anche in Prima categoria, cavarsela solo con le proprie forze e risorse. Penso che amministrazione comunale, imprenditori e commercianti debbano dare il loro contributo per sostenere una realtà sportiva che dà lustro a tutto il paese”.

Dodici anni in Serie D

Tornando alla carriera di Augusto Medda, dicevamo di 12 anni spesi bene tra i campi di Serie D e dell'allora Interregionale tra Selargius, Villacidrese, Gonnesa, Fersulcis e Carbonia, ma anche tanta Eccellenza e Promozione. E a proposito di quest'ultima categoria, ancora oggi a Narcao ricordano lo spareggio salvezza contro il Serramanna quando neanche 14 punti in testa, provocati da uno scontro contro l'attaccante avversario, fermarono il guerriero Medda che uscì vincitore nella memorabile sfida. Naturalmente come grande promessa difensiva non sfuggì al Cagliari che lo voleva nella squadra Primavera a 18 anni, ma non si trovò allora l'accordo col Gonnesa dove militava come stopper. Racconta ancora orgoglioso Augusto che “nella stagione 1988-89 coi rossoblù in Serie C, allenati dal grande testaccino Claudio Ranieri, feci la preparazione con la prima squadra a Roccaporena, in Umbria. Ma anche allora il treno del semi-professionismo passò senza che potessi salirci a bordo”.

I giocatori del Narcao prima dell'uscita vittoriosa per 5-2 col Gonnosfanadiga. Accosciato con la tuta l’allenatore-giocatore Augusto Medda; primo in alto a sinistra il presidente Gianni Lai

Un sassolino dalla scarpa, in ogni caso, Augusto Medda e compagni se lo sono tolto in stagione: andare a vincere con un sonante 5-2 in trasferta a Gonnosfanadiga, contro una rivale che di punti in classifica all'epoca ne aveva il doppio, ha regalato autostima ai giovani della squadra e al suo condottiero. Che nell'occasione, al 15' della ripresa, sul risultato di 4-2, ha lasciato la panchina e raggiunto ancora una volta in campo i suoi figlioli e il resto della truppa per fornire quella solidità e sicurezza che è fruttata la vittoria finale. Come dire, finalmente una domenica positiva e appagante. E in vista dell'imminente big match col Villasimius, seconda forza del torneo, c'è da scommettere che a Narcao venderanno cara la pelle anche per "vendicare" il poker di reti subìto all'andata e mantenere accesa la fiammella della Promozione.


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