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La difesa a 3, una scelta consapevole per attaccare meglio

Football Analyst
Marco Giustini
29/12/2021

La difesa a 3, spesso a 5 in fase di non possesso, non è emblema di difensivismo o catenaccio e contropiede. Anzi, con i giusti interpreti e principi può diventare funzionale all’attacco e maggiormente offensiva di soluzioni a 4

Sfatiamo un mito: la difesa a 3, difesa a 5 in non possesso, può essere una soluzione estremamente offensiva e moderna per gli amanti del “bel calcio”. Nella scorsa stagione il Chelsea ha rotto una tradizione e una consapevolezza quasi ossessiva che da sempre regnava negli almanacchi del calcio: una squadra con la difesa a 3 in Europa non può vincere. E mai aveva vinto. Con l’evoluzione del calcio e una sempre maggior consapevolezza che toglie importanza e connotazioni ai moduli per arricchire (o infangare) principi e idee di gioco, è anacronistico pensare che un modulo possa essere più efficace di un altro al fine di vincere una competizione. Ma anche le statistiche sono importanti e danno indicazioni rilevanti e decenni di Champions vinti con il “4-e decidete voi” non può essere considerato un caso. Il calcio moderno ha in sé la forza di ribaltare alcuni principi: gli attaccanti sono i primi a pressare e a cercare di riconquistare palla, i difensori hanno il compito di costruire e sviluppare la manovra. E avere 3 difensori, in un club con determinati principi, è il modo più funzionale per attaccare.

ARP (Ampiezza Rifinitura Profondità)

Il primo principio cardine che rende la difesa a 3 un vantaggio per attaccare sono i contenitori ARP, acronimo di “Ampiezza Rifinitura Profondità” riferite alla zona di attacco. E' stato constatato che una squadra, nel momento in cui riesce ad occupare con almeno un giocatore contemporaneamente queste zone di campo (contenitori), ha maggiori probabilità di creare una situazione di pericolo ai danni della porta avversaria.

In questa immagine si può notare il perfetto posizionamento ARP della Juventus che porta a creare un'occasione da gol: Chiesa e Kulusevski occupano l'ampiezza (A), Rabiot e Ramsey la zona di rifinitura (R), Morata dà profondità (P)

Ampiezze assolute e relative

Molti allenatori, oltre a dividere il campo in zone per altezze (ad esempio costruzione - sviluppo - rifinitura - finalizzazione oppure zona 1 - zona 2 - zona 3), lo tagliano anche in larghezza: il risultato finale è la creazione di una zona centrale che va da porta a porta, due ampiezze assolute (idealmente confinate tra la linea di fondo e la linea che collegherebbe le due aree di rigore) e due ampiezze relative o half-space (lo spazio tra il palo e la linea dell’area di rigore).


Andando a sovrapporre queste ampiezze ai contenitori ARP ci ritroveremo con 5 contenitori e, anche in questo caso, riuscire ad occupare contemporaneamente tutti gli spazi significherebbe aumentare la probabilità di concludere l’azione con un tiro in porta.

Riferimenti esterni univoci

Per i prossimi due principi usciamo dalle statistiche e dagli studi fatti e ci affidiamo all’occhiometro, alle sensazioni da campo, strumento fondamentale di ogni addetto ai lavori. Negli ultimi anni sempre più squadre, indipendentemente dal modulo iniziale, hanno fissato le ampiezze assolute utilizzando un unico giocatore. Nessuna sovrapposizione, nessun doppio esterno fuori, braccetto-quinto o terzino-ala che occupassero la stessa linea verticale. Nessuna altezza differente. Un riferimento univoco per ampiezza assoluta.

Costruttori e invasori

Il concetto di invasori e costruttori, introdotto da Maurizio Viscidi, dà una visione pertinente all’equilibrio che propone una squadra in possesso palla. I costruttori sono intesi come quei giocatori che in fase di costruzione e sviluppo sono preposti alla gestione del pallone al fine di superare le prime due linee avversarie; gli invasori sono quei giocatori che cercheranno di farsi trovare tra le ultime due linee per finalizzare l’azione (chiaramente ci saranno giocatori dalle funzioni ibride che in tali situazioni svolgeranno talvolta il ruolo del costruttore, talvolta dell’invasore). Stando all’occhiometro e a una distribuzione equilibrata dei giocatori tra sviluppo, invasori e preventive, solitamente una squadra conta tra i 4 e i 6 costruttori; i giocatori rimanenti sono tutti invasori.

Uniamo i pezzi e torniamo al focus della difesa a 3. Per strutturare idealmente la nostra manovra offensiva abbiamo bisogno di 5 giocatori offensivi che occupino tutti i contenitori dell’ampiezza, un unico giocatore per l'ampiezza assoluta, 4 o 5 costruttori. Le soluzioni che ci permettono di rispettare queste indicazioni senza richiedere cambi di posizioni/funzioni particolari sono le seguenti strutture: 3-5-2, 3-4-1-2, 3-4-3. Queste strutture permettono di avere:
- i 3 difensori coadiuvati da 1 o 2 play (e relativa difesa preventiva) come costruttori;
- i quinti in ampiezza assoluta;
- due attaccanti, due attaccanti più un trequartista o le mezze ali ad occupare gli spazi centrali.
Posso arrivare a riproporre la medesima struttura partendo da una difesa a 4? Certo, tutto è possibile, ma la soluzione tattica a 3 mi permette di avere già questa struttura in fase di sviluppo, in maniera automatica e senza ulteriore impegno cognitivo né atletico per raggiungere un determinato spazio da occupare.

Chelsea, Sporting Lisbona e Barcellona

Andiamo ora ad analizzare esempi concreti spiando la fase di sviluppo di alcuni top club europei.

Il primo è il Chelsea di Touchel. L'allenatore tedesco già nella sua esperienza al PSG aveva iniziato a lavorare sui principi sopra citati e li ha trasferiti subito ai blues, come si evidenzia da questo fermo immagine riferito alla sua prima panchina londinese.

Il modulo è il 3-4-3. La costruzione avviene con un 3+2 in cui i mediani/play hanno tendenzialmente compiti diversi: Jorginho funge da riferimento e metronomo davanti alla difesa, Kanté è libero di rimanere a supporto della costruzione o di invadere le linee avversarie. I quinti sono padroni delle ampiezze assolute, le ali stanno strette per occupare gli half space e la zona di rifinitura, la punta occupa lo spazio centrale, con la profondità attaccata da uno dei 5 interpreti a seconda dello sviluppo dell'azione.

Gestione simile della funzione e dell’occupazione dello spazio viene fatta dallo Sporting Lisbona, con una differenza nell’interpretazione della manovra solitamente più verticale rispetto alla squadra inglese.

Una situazione particolare e a parte è il “pianeta” Barcellona, ora guidato da Xavi, dove ciò che era innovazione è ormai tradizione. Difficile potersi distaccare dal 4-3-3 che ha portato a quindici anni di successi e innovazione calcistica. Una sperimentazione era comunque stata fatta a inizio stagione, dove nell’ultimo terzo di gara contro la Real Sociedad la formazione blaugrana partiva, sempre per dirla in numeri, dal 3-5-2 per poter sfruttare al meglio una costruzione 3+2 con gli invasori predisposti uno per contenitore.

Lega Pro

Una scelta analoga di occupazione degli spazi la ritroviamo in Lega Pro. Prendiamo ad esempio il girone B con una rapida analisi di Fermana, Pescara e Reggiana.
Fermana e Pescara propongono un 3-4-3 mentre la Reggiana inizia con un 3-5-2. Per quanto riguarda le prime due compagini, notiamo le ali stringere verso l’interno del campo per dare spazio ai quinti, con le principali differenze non di natura spaziale ma tecnica: dove la Fermana mostra un gioco più verticale e diretto  per spostare la manovra direttamente nella metà campo avversaria o sul lato debole, il Pescara predilige un maggior fraseggio tra i mediani e le ali che si staccano dalla linea difensiva avversaria per accorciare e poter giocare a muro o innescando il quinto in profondità. Soluzioni diverse da parte della squadra emiliana che effettua alcune rotazioni per arrivare al medesimo posizionamento. Solitamente è il braccetto di destra ad alzarsi e a svolgere il ruolo di ala con il play (Cigarini) o una delle mezze ali che vanno ad occupare il ruolo del terzo di difesa in fase di non possesso.

La difesa a 3, spesso a 5 in fase di non possesso, non è quindi emblema di difensivismo o catenaccio e contropiede. Anzi, con i giusti interpreti e principi diventa funzionale all’attacco e paradossalmente maggiormente offensiva di soluzioni a 4. Tutto rapportato alla consapevolezza che nel calcio, con il passare degli anni, il modulo è diventato sempre più un'indicazione generale mentre sono le idee e l’occupazione o meno degli spazi a dare valore alle scelte di un allenatore. 


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