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Modolo, dalla Serie D alla A col Venezia nel sangue

Collaboratore
Pietro Scognamiglio
17/01/2022

Marco Modolo, nato a San Donà di Piave 32 anni fa, sabato 11 dicembre allo stadio “Penzo” ha disputato la sua prima da titolare in Serie A contro la Juventus. Un legame, quello col club lagunare, iniziato nel lontano 2009 nei dilettanti e che ora, dopo tante battaglie, gli ha permesso di coronare il suo sogno

Dal Campodarsego alla Juventus, un sogno che si realizza. Il titolo è facile per la favola di Marco Modolo, nato a San Donà di Piave 32 anni fa - ma ormai veneziano d’adozione - che sabato 11 dicembre allo stadio “Penzo” ha esordito da titolare in Serie A proprio contro i bianconeri. La chiusura di un cerchio, nel segno della passione per il proprio lavoro e della dedizione ai colori che ormai gli scorrono nel sangue. In massima serie aveva esordito già dalla panchina lo scorso 7 novembre contro la Roma, pochi minuti, con Pietro Ceccaroni – capitano rimasto in campo – che ha provato simbolicamente a cedergli la fascia. A partita in corso non si poteva fare, ma l’intensità emotiva del gesto è rimasta agli atti. “Se anche fosse stato possibile – ha raccontato Modolo ai canali social del club – avrei lasciato la fascia al braccio di Pietro, se la merita perché ha dimostrato che ragazzo e che professionista è”.

“Quando ho accettato di scendere in D col Venezia – ha proseguito – sapevo in cuor mio che avremmo scritto pagine importanti. Passare dai campi di periferia al Penzo stracolmo, ti fa capire quanto è stato fatto in così pochi anni”. Dalla panchina, poi, Modolo è entrato anche nel turno successivo a Bologna. Tutt’altra storia però partire dall’inizio, nella grande bellezza dello stadio dell’isola di Sant’Elena, contro la Juventus e soprattutto con i gradi finalmente al braccio. Anche in Serie A.

Capitano, oh mio capitano

La fascia l’ha indossata sin dai dilettanti, lui che scelse di tornare in Laguna – dove era passato in Serie D già nel 2009/2010 – nell’anno della ripartenza post fallimento, chiamato nel 2015 dall’allora direttore sportivo Giorgio Perinetti a far parte del progetto di Joe Tacopina dopo aver conquistato (anche se non da protagonista) la promozione in Serie A con il Carpi di Castori. I salti di categoria sono per Modolo una piacevole abitudine, ne vanta cinque in curriculum con tre maglie diverse: la Serie B, prima che col Venezia di Filippo Inzaghi, l’aveva conquistata già con la Pro Vercelli nel 2012. In Laguna però è arrivata la maturazione definitiva, con il doppio salto e – consolidandosi in Serie B - le annate in crescendo sotto la guida di due allenatori considerati dei predestinati: prima Alessio Dionisi, poi Paolo Zanetti. Fino alla sorprendente promozione in A. 

Nel segno della continuità

Modolo, nel gruppo che sta provando a conquistare la salvezza, è anello di congiunzione con il recente passato insieme all’ex compagno di squadra Mattia Collauto, oggi direttore sportivo. La gestione del presidente Duncan Niederauer ha voluto dare un profilo internazionale sia all’organigramma societario sia al progetto tecnico, con tanti stranieri che Zanetti sta dimostrando di saper gestire al meglio. Proprio in un gruppo così eterogeneo, risulta più che mai necessario il collante. Non serve che sia necessariamente in campo per renderlo guida nello spogliatoio, lui che ha un rapporto strettissimo anche con le figure che operano nell’ombra, dal magazziniere ai dipendenti che lavorano in sede. A casa Modolo lo sport di alto livello è abitudine consolidata, visto che la compagna e madre dei suoi due figli Tommaso e Camilla è l’ex azzurra di basket Benedetta Bagnara. Pur amando procedere a fari spenti – forse è il segreto di un così lungo cammino – a Marco Modolo rimane un obiettivo: è a quota 246 presenze con la maglia del Venezia, pochissimi sono davanti a lui. La cifra tonda è a un passo da raggiungere e superare, farlo conquistando scriverebbe un’altra pagina della favola. 

(foto Venezia FC)

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