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Mario Jardel: un destino chiamato calcio

Collaboratore
Francesco Carci
24/02/2022

L’ex calciatore brasiliano è stato uno degli attaccanti più prolifici tra fine anni '90 e inizio 2000, due volte Scarpa d’oro con Porto e Sporting Lisbona, anche se in Italia viene ricordato per una parentesi negativa all’Ancona. Suo figlio, anche lui centravanti, da gennaio gioca in Eccellenza con la maglia dell'Akragas

Da Ronaldo il “Fenomeno” a Shevchenko, da Batistuta a Trezeguet, fino agli italiani Vieri, Inzaghi, Totti e Del Piero. L’elenco degli attaccanti protagonisti in Serie A tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila è lungo e per certi versi impietoso se paragonato a quello di oggi. D’altronde il nostro movimento viveva un’epoca d’oro, sia dal punto di vista della qualità che da quello economico. Eppure, se è vero che non tutte le ciambelle escono con il buco, ci sono stati anche dei grandi nomi che hanno trovato poca fortuna nel Belpaese. Tra questi c’è sicuramente anche quello di Mario Jardel, attaccante brasiliano classe 1973, arrivato nel gennaio del 2004 all’Ancona, dove però fu niente più di una meteora. Oggi di Mario Jardel ce n’è un altro, all’anagrafe Jardel Mario Almeida Ribeiro Jr, figlio di quel centravanti che in realtà in Europa ha lasciato eccome il segno con le maglie di Porto, Galatasaray e Sporting Lisbona. Mario Jr ha firmato recentemente con l’Akragas, formazione che milita nell’Eccellenza siciliana, ma di lui parleremo dopo.

Il trionfale arrivo in Europa

Cresciuto nelle giovanili del Ferroviario, club della sua città natale Fortaleza, Jardel esplode in patria, precisamente nel Gremio dove, con in panchina Luiz Felipe Scolari, conquista la Copa Libertadores nel 1995 vincendo anche la classifica cannonieri della competizione. Numeri che gli valgono la chiamata dell’Europa, precisamente del Porto dove si trasferisce nell’estate del 1996.  Con i Dragoes sono quattro anni di grandi successi: supera la media di un gol a partita realizzando 130 reti in 125 presenze, risultando in ogni stagione il miglior marcatore del campionato lusitano e nel 1998/99 si aggiudica anche la Scarpa d’oro. 

Nell’estate 2000 passa al Galatasaray e il debutto è indimenticabile con la doppietta siglata nientedimeno che al Real Madrid nella finale della Supercoppa Europea, vinta 2-1 dai turchi proprio con la doppietta di Jardel (la rete decisiva arrivò nei supplementari con il Golden gol). Con i giallorossi resta però un solo anno, perché decide di tornare in Portogallo, questa volta allo Sporting Lisbona. Con i biancoverdi vince subito il campionato 2001/02 e, tanto per cambiare, segna raffiche di gol aggiudicandosi la seconda Scarpa d’oro della carriera. 

Droga e depressione, il declino

Proprio quando sembra aver raggiunto l’apice della carriera, alla soglia dei 30 anni per Jardel arriva il declino. Le motivazioni non sono fisiche, bensì di natura psicologica. Nonostante una stagione strepitosa, infatti, il Ct del Brasile Scolari - colui che lo aveva lanciato nel Gremio - decide di escludere Jardel e l’ex Udinese Marcio Amoroso (anche lui autore di una grande annata al Borussia Dortmund) dalla lista dei convocati per il Mondiale 2002 in Giappone e Corea del Sud (noi italiani ce lo ricordiamo bene, basti pensare all’arbitro Byron Moreno…) per non mettere troppa pressione a Ronaldo il “Fenomeno”, che aveva finalmente messo alle spalle i tanti infortuni e fremeva per un ruolo da protagonista al fianco di Rivaldo e Ronaldinho. Non a caso gli altri attaccanti verdeoro chiamati furono Edilson e Luizao, due comprimari. Il Brasile vinse la rassegna iridata (2-0 in finale alla Germania con doppietta proprio di Ronaldo) ma per Jardel quella mancata convocazione fu un colpo troppo duro da digerire. La successiva separazione dalla moglie, la modella Karen Ribeiro Matzenbacher, fu la goccia che fece traboccare il vaso. 

Il flop all’Ancona e il ritiro

Il calcio passa purtroppo in secondo piano e Jardel finisce addirittura in una clinica psichiatrica per curare la depressione. Nell’estate 2003 approda per la prima volta in Premier League, al Bolton, ma l’esperienza inglese dura appena sei mesi con nessun gol all’attivo. A gennaio 2004 l’Ancona del presidente Pieroni punta su di lui, ma l’inizio è eloquente: prima del fischio d’inizio contro il Perugia, l’attaccante brasiliano si presenta allo stadio “Del Conero” ma va a salutare i tifosi avversari (entrambe le squadre hanno i colori sociali biancorossi). Sul campo le cose non vanno meglio perché Jardel gioca appena tre partite, senza evitare la retrocessione dei marchigiani. Depressione, alcol e cocaina devastano la salute e la reputazione dell’attaccante, come da lui stesso ammesso in successive interviste: “Volevo solo stordirmi e non pensare ai fallimenti della mia vita”. Mario prova più volte a rialzarsi tentando nuove avventure con i Newell’s Ols Boys, l’Alaves, il ritorno in Portogallo al Beira-Mar, oltre ad esperienze addirittura in Cipro con l’Anorthosis e in Australia con i Newcastle Jets, ma purtroppo colleziona un flop dietro l’altro. Ritrova feeling con il gol soltanto a fine carriera, a quasi 40 anni, nelle serie minori brasiliane e con il club saudita dell’Al-Taawoun fino al definitivo ritiro nel 2012.

Mario jr in cerca di fortuna

Dieci anni dopo tocca al figlio Mario Jardel Jr portare avanti la dinastia calcistica di questa famiglia brasiliana. Anche se in tono minore. Nato nel 1996 e in possesso del doppio passaporto brasiliano-portoghese, anche lui centravanti dal fisico possente, Mario Jr finora non ha seguito le orme del padre in termini di gol e trofei in bacheca. A puntare su di lui, a gennaio, è stato l’Akragas, squadra che milita nel girone A dell’Eccellenza siciliana. E prima di indossare la maglia biancazzurra ha giocato anche in Serie D con la Matese e la Polisportiva FAVL Cimini. 

Mario Jardel Jr si presenta all'Akragas, club siciliano che milita in Eccellenza

La storia recente della squadra di Agrigento è fatta di alti e bassi: tornata nel 2015 nel calcio professionistico dopo un’assenza di 21 anni, l’Akragas ottiene due salvezze consecutive in Serie C prima della disastrosa annata 2017/18, chiusa con la retrocessione e il successivo fallimento societario. Dal 2018 il club cambia denominazione (Associazione Sportiva Dilettantistica Akragas 2018) e riparte dal campionato di Promozione. Jardel verosimilmente non vincerà una Scarpa d’oro e non deciderà una Supercoppa Europea, ma sicuramente può puntare in Italia a fare meglio del padre che, nella sua sfortunata esperienza all’Ancona, lasciò poche luci e tante ombre.



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