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Thomas Frendo e la forza di fare a pugni con i sogni

a cura di
Stefano Rossi
Collaboratore
Stefano Rossi
27/11/2021

Bob Marley diceva che “Se un sogno ha tanti ostacoli significa che è quello giusto”. Thomas Frendo, bolzanino classe 1989, dopo aver accarezzato il Manchester United e aver esordito in Nazionale Under 16 ha dovuto abbandonare i suoi sogni a causa di un infortunio. Ora, allena i piccoli e fa lo scout: l'importante è continuare a crederci

Thomas Frendo è uno che quando si pone un obiettivo lo raggiunge, senza scuse, nonostante gli ostacoli. In una vecchia intervista, risalente al 2016, quando il ginocchio malandato lo aveva costretto ad appendere gli scarpini al chiodo, guardava comunque con entusiasmo al futuro. Voleva laurearsi in Scienze dell’Educazione e lavorare con i bambini. Detto, fatto e traguardi raggiunti. Il mondo del calcio, a Thomas, ha dato tanto ma sul più bello gli ha tolto tutto. Una carriera cominciata ad appena tre anni e mezzo quando, innamorato del pallone, seguiva il fratello maggiore agli allenamenti. Il desiderio di entrare in campo era troppo e Nicola Lorusso, iconico allenatore del calcio bolzanino, nonostante fosse troppo piccolo lo fece giocare con i più grandi. Fin da bambino sognava di arrivare in alto.

A 14-15 anni, mentre milita nelle giovanili dell’FC Südtirol, arriva la chiamata della Nazionale Under 16. Supera test e provini, è ufficialmente un azzurrino. Frendo però fa in tempo a godersi solo qualche incontro e il match contro la Spagna in terra iberica, poi cominciano i problemi al ginocchio. Ricorda con emozione la trasferta spagnola, le già 5-6 mila persone sulle tribune e l’inno azzurro che suona al loro ingresso in campo. A 13 anni nel vivaio dell’Alto Adige passa per necessità da centrocampista a difensore, diventando “Il Ministro della difesa” in molte delle squadre che lo hanno accompagnato nel corso della sua bella, seppur sfortunata, carriera. Nonostante ciò si definisce un difensore atipico, anche perché non era dotato di un gran fisico. Sfruttava quindi tecnica, lettura del gioco, l’ottimo colpo di testa e l’anticipo. Gli piaceva poi spingere per “andare su” a cercare la conclusione. Il talent scout Rocca diceva di aver trovato il “nuovo Nesta”: Frendo umilmente afferma che il paragone gli fa piacere ma che è anche un po’ troppo azzardato.

La consapevolezza di poter arrivare in alto e di riuscire a realizzare i suoi sogni da bambino vengono bruscamente interrotti dall’osteocondrite dissecante, malattia che distrugge la cartilagine articolare, provocando un dolorosissimo sfregamento osseo nella zona del ginocchio. Capisce fin da subito che qualcosa non va, le fitte non gli permettono più di correre come aveva sempre fatto. Spera che le operazioni e l’innesto di cartilagine migliorino la situazione ma anche i vari “esperimenti” non vanno a buon fine. “La cartilagine è un tessuto che ancora non si riesce a ricreare e quindi è difficile tornare alla normalità”, afferma con rammarico, sconforto e tristezza. Aveva capito che poteva raggiungere il suo sogno ma anche che non poteva realizzarlo per colpa dei problemi fisici, dell’impossibilità di correre. Nonostante i medici gli avessero fatto presente il rischio di incappare in un’invalidità parziale, Frendo ha continuato a giocare a calcio per altri dieci anni, il suo sogno era troppo grande per abbandonarlo. Ai postumi afferma che può essere stato un errore ma forse anche il più bello che ha fatto. D’altronde era abbastanza bravo per permetterselo e aveva la necessità di pagarsi gli studi. Solo dopo essere approdato, anche con una gamba sola, nel professionismo con la Virtus Vecomp e aver intrapreso la strada dell’università ha capito che, forse, poteva vivere sereno anche senza il calcio.

Frendo professionista con la maglia della Virtus Vecomp

Nonostante tutto Frendo, seppur in forma ridotta rispetto a quello che poteva immaginarsi in piena adolescenza, quando un articolo de “La Gazzetta dello Sport” segnalava l’interesse del Manchester United per lui, è riuscito comunque a realizzare il suo sogno e ad essere un calciatore professionista. Gli “occhi” dei Red Devils, i paragoni con Nesta, l’azzurro cucito sulla pelle e la consapevolezza di poter diventare grande con il pallone, sono sfortunatamente arrivati in contemporanea con i capricci del ginocchio e le seguenti operazioni. I sogni di Frendo facevano a pugni con l’osteocondrite dissecante, venendo continuamente messi all’angolo, ma ripartendo ogni round più forti, nonostante tutto, nonostante il dolore. Il talento, però, quando il ginocchio fa i capricci non basta. E così per realizzare il suo desiderio ha dovuto rinunciare a tutto: alle uscite, alle amicizie, “alla vita da ragazzo”. Quando gli altri andavano a divertirsi, lui era sdraiato col ghiaccio ad aspettare per due giorni che il ginocchio si sgonfiasse.

Tuttora il corpo e la mente di Frendo convivono con il pensiero di dove sarebbe potuto arrivare o che “figata” sarebbe stato il Manchester United. Umilmente crede che avrebbe potuto giocare in Serie C, dato che ce l’ha fatta convivendo con l’osteocondrite. Le premesse, però, inducono a pensare che se in età adolescenziale il ginocchio non avesse cominciato a traballare, saremmo stati di fronte a qualcosa di molto più grande. Pensa che la C, dove giocano attualmente alcuni suoi vecchi compagni di gioventù come Fink, Fischnaller e Odogwu gli appartenesse, forse – ci piace pensare - gli sarebbe stata pure stretta. Ammette che vederli calcare i campi della Lega Pro gli fa male ed è un pensiero col quale dovrà convivere per sempre, il rammarico di non aver vissuto di calcio se lo porterà nella tomba. Sa che potrebbe essere in campo con loro. Con la solita umiltà che lo contraddistingue si reputa comunque fortunato: “Nonostante i miei problemi sono comunque fortunato, sono in salute e ho molte più cose di tante altre persone che stanno peggio. La vita ci pone davanti a degli ostacoli e bisogna superarli”.

Capitan Frendo in azione con la maglia del Fc Südtirol

Il pallone però è la sua vita e quest’anno è tornato al FC Südtirol in veste di scouting per osservare i piccolissimi e cercare quelli con maggiori capacità. Ha comunque deciso di mettere il suo talento e la sua esperienza a disposizione dei bambini. Gli anni scorsi ha svolto allenamenti tecnici per il settore giovanile della Virtus Don Bosco, squadra bolzanina militante in Eccellenza, e poi porta avanti il progetto mini Excelsior, squadra Under 10 che prende spunto dalla più famosa Excelsior, formazione di Terza Categoria, che gioca per il gusto di divertirsi e di portare in campo valori positivi. Valori che Frendo “ruba” e insegna ai bimbi più piccoli, quali educazione, fair play e far giocare tutti indistintamente, a prescindere da chi è più o meno bravo. È un fare sport a livello sociale, è puro divertimento, quello che non dovrebbe mai mancare a quell’età.

Frendo impegnato con la maglia della Virtus Don Bosco, la sua ultima squadra

Infine ci svela i suoi sogni: “Nella vita ho dovuto sacrificare molto per il calcio e, ora, mi piacerebbe riuscire a viaggiare di più rispetto al passato. Mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero, prendermi un anno sabbatico e girare un po’ il mondo”. Non abbandona però il calcio e, anche qua, sogna di trasformare il “lavoretto” da scouting in una vera occupazione. E se c’è una cosa che Frendo ci ha insegnato è che sa trasformare i sogni in realtà, nonostante tutto. La vita e il mondo del pallone “gli hanno voltato le spalle”, lui è stato più forte. Che tu possa continuare a sognare, Thomas.

 


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