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Una Chiellini a Crotone, esempio vincente

Collaboratore
Pietro Scognamiglio
20/11/2021

Silvia, sorella di Giorgio e Claudio, milita nel club rossoblù in Serie C e nutre la stessa passione per il calcio dei fratelli. Segni particolari: è laureata, gioca in difesa e al braccio porta la fascia di capitano. Vi ricorda qualcuno?

Cosa ci fa (una) Chiellini a Crotone? Chiedere a Silvia, 24 anni, ovviamente difensore. “Semplice, ci sono finita un po’ per caso, normali dinamiche di mercato, ma poi mi sono innamorata di questi colori. E spero di rimanerci a lungo”. Acquisita la dichiarazione d’amore, vi dobbiamo le coordinate: il Crotone è in Serie C femminile e quest’anno lotta per il vertice. A metà della passata stagione cercava un rinforzo nel reparto arretrato ed è stata proposta proprio Silvia Chiellini. Sorella d’arte, nel frattempo rientrata in Italia – a Livorno, in Eccellenza – dopo una lunga esperienza in Spagna. E così “un po’ per caso”, come ama dire lei, a marzo è scoccata la scintilla. 

Sorella di Giorgio – capitano della Juventus e della Nazionale – e di Claudio, direttore sportivo del Pisa, Silvia è la più piccola di quattro figli. Fascia di capitano al braccio anche per lei, che ha iniziato a giocare a calcio nel giardino di casa e nelle vene ha sangue indiscutibilmente bianconero (nei momenti importanti della storia recente della Juventus, è stata presente da vicino). A Crotone è già un punto di riferimento e – senza mai eccedere nei toni e nell’esposizione mediatica – anche il volto da copertina del progetto femminile del club. “Siamo in Serie C ma ci trattano come professioniste – racconta –, abbiamo a disposizione le stesse strutture della squadra maschile, non ci manca davvero nulla”. Situazione particolare, nel terzo livello del calcio femminile italiano comunque formalmente sotto la Lega Nazionale Dilettanti. L’assist per riflettere sulla strada verso il professionismo è automatico: “E’ sicuramente un grande obiettivo da raggiungere – è il suo parere – ma dall’interno dico che è un percorso da affrontare con gradualità. Se penso alla Serie A e in parte alla B va bene, se si scende di categoria i costi da sostenere rischiano di fagocitare tante piccole società che sono alla base del movimento. In generale, siamo ancora un po’ indietro rispetto ad altri Paesi europei”. 

(Silvia Chiellini con i fratelli Giorgio, difensore centrale della Juve e della Nazionale, e Claudio, direttore sportivo del Pisa: il calcio è passione comune di quasi tutta la famiglia)

La cognizione è diretta: Silvia Chiellini ha giocato in Spagna per quattro stagioni, scelta di studio e di vita prima che calcistica. “Volevo diventare fisioterapista – riavvolge il nastro – in Italia non avevo passato il test a numero chiuso e ho preferito andare all’estero invece di perdere un anno. In Spagna c’è un approccio molto più pratico negli studi. Ho scelto Murcia perché la ritenevo una città tranquilla e lì, dopo due mesi, ho iniziato a giocare con il Ciudad de Murcia, terza serie. Poi ci sono tornata dopo due anni, dopo aver vestito anche altre maglie. Io sono sempre stata un difensore, pur giocando anche in altri ruoli. Il calcio femminile spagnolo, anche nelle serie minori, è molto tecnico perché le ragazzine spesso iniziano da piccole con il futsal, a livello tattico però in Italia abbiamo qualcosa di più”. In Spagna è arrivata, ovviamente, anche la laurea e lo slancio per potersi realizzare sul piano professionale. Ed ecco che il filo si ricongiunge a Crotone. “Il club mi ha dato un’opportunità unica, quella di conciliare alla passione per il calcio anche il lavoro. Sono la fisioterapista del settore giovanile femminile, seguo le squadre Under 15 e Under 17 ed è un sogno riuscire a portare avanti questi due aspetti. Perciò spero di arrivare il più in alto possibile con questo club, pur senza pressioni speriamo di poter andare in Serie B e poi ancora più su”.  

(Silvia Chiellini nel giorno della sua laurea in fisioterapia)

Di lei, in famiglia, possono davvero essere fieri. E il rapporto con i fratelli è stretto e profondo, al netto del lavoro che li ha divisi in giro per l’Italia. Si trova spesso a parlare con Claudio (“un altro innamorato del suo lavoro”, lo definisce), dell’eccellente avvio di stagione del Pisa in Serie B e dei sogni di promozione. Ma è ancor più interessante la prospettiva del legame con Giorgio: “Non mi capita di chiedergli consigli tecnici – svela – perché il modo migliore per imparare da lui è guardare le sue partite e studiarlo. I movimenti, come sa marcare, l’intelligenza che ha per arrivare con la testa dove è impossibile col fisico. Mi capita invece di chiedergli consigli sulla gestione degli aspetti extra campo, da quelli personali e comportamentali a come stare nello spogliatoio. Un suo punto fermo è ricordarmi sempre di avere grande rispetto per gli arbitri e di chiudere ogni tensione sul campo, perché dopo i tre fischi c’è altro. Lui, in senso più ampio, è stato sempre il mio modello conciliando gli studi e la laurea in economia con una carriera a così alti livelli”. Esempi vincenti.



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